MESSINA, il dovere di crederci.
Domenica al “Franco Scoglio” arriva il Milazzo. Per il Messina novanta minuti che valgono un pezzo di futuro, novanta minuti per continuare ad aggrapparci a una salvezza che quel 7 settembre 2025, alla prima in casa contro l’Athletic Palermo, sembrava pura utopia. Allora salvarsi era un sogno proibito, oggi è una possibilità da sudare fino all’ultimo secondo.
Di mezzo c’è stata una stagione intera. Un viaggio infinito fatto di cadute, risalite, illusioni e delusioni. Sono passate 33 battaglie domenicali, sono passati allenatori, forse troppi, ognuno con la sua idea e le sue promesse. Ma in mezzo a questo caos c’è stata una certezza: i ragazzi. Loro non hanno mai mollato. Tra mille difficoltà, mollare sarebbe stata la strada più facile. Non l’hanno presa.
Domenica si chiude un cerchio. Non sarà una partita come le altre. In campo andranno undici maglie giallorosse con dentro tutta Messina: la rabbia, l’orgoglio, la voglia di non morire. Saranno undici, ma giocheranno in dodici, in tredici, in duemila. I soliti 2000 cuori che non hanno mai chiesto scusa per amare questa squadra anche quando sembrava impossibile farlo.
Fuori dal rettangolo verde, il solito teatro. Chiacchiere da bar, veleni, esposti “fantozziani” depositati a orologeria solo per coprire un’annata fallimentare. Gente che si aggrappa alle carte bollate perché sul campo ha raccolto meno di quanto sbandierato ad agosto. Ma d’altronde la Serie D è anche questo: un campionato dove il confine tra calcio e “Cavalleria Rusticana“spesso si confonde. Tra faide, invidie di paese e coltelli nascosti dietro i sorrisi.
Noi però spegniamo l’audio delle polemiche. Pensiamo al campo, perché è lì che ci piace stare. È lì che questa città sa dare il meglio di sé.
I ragazzi lo sanno cosa li aspetta. Lo sentono sulla pelle. Conoscono il peso di questa maglia e sanno che domenica non si gioca solo per tre punti, ma per un’intera comunità.
La squadra ha un obbligo: crederci. Crederci davvero, senza se e senza ma. Stare vicini, compatti, come non mai. Spingere ogni pallone, soffrire su ogni contrasto, esultare come se fosse l’ultimo gol della loro vita.
Per una volta lasciamo agli altri la tanto amata lavagnetta tattica. Che sia 3-5-2, 4-3-3 o 5-4-1, domenica conterà zero. Gli schemi non salvano nessuno se manca il cuore.
L’unica cosa che conterà sarà vincere.
Vincere per andare ai playout. Vincere per dire che Messina c’è ancora. Vincere perché questa storia non può finire così.
