Paolo Doni: “La mia corsa verso la Curva Sud continua…”


Sono passati quasi trent’anni, ma nessun tifoso messinese si è dimenticato di quell’imperioso colpo di testa che regalò la salvezza ad un Messina ormai per tutti spacciato.

Corre la stagione 1989/90, quando i giallorossi in debito di ossigeno riescono ad agguantare la possibilità di poter evitare la retrocessione in C1, avversario il Monza.

Si gioca a Pescara e migliaia di tifosi peloritani accorrono allo stadio “Adriatico” per sostenere la propria squadra del cuore. Treni pieni e tanta speranza.

Sugli spalti un sole cocente incornicia una partita che vale un campionato.  In panchina siede Adriano Buffoni, subentrato a Francesco Scorsa in un torneo che sembra ormai segnato.

Il Messina parte a testa bassa e al 9’ usufruisce di un corner; ad incaricarsi della battuta è il metronomo Giacomo Modica, a spiccare il volo è il difensore Paolo Doni. La sua deviazione aerea non lascia scampo all’estremo difensore avversario. Sugli spalti i festeggiamenti si sprecano, ma la strada è ancora lunga. Sospinti da un tifo incessante, i peloritani conquistano una vittoria storica.

Paolo Doni ha sempre portato nel cuore quel gol e le tre stagioni con la casacca del Messina. Malgrado sia passata tanta acqua sotto i ponti, si emoziona ancora adesso.

Paolo, a Messina sei arrivato pieno di speranze dalla Spal…

“In riva allo Stretto giunsi per merito di mister Franco Scoglio, fu lui a volermi. Mi stimava molto e la cosa era reciproca. Disputammo  un buon campionato e l’entusiasmo della gente, malgrado la mancata promozione dell’anno precedente, era tanto”.

L’anno seguente sbarca Zeman…

“A mio modesto giudizio mister Zeman è stato il miglior allenatore che ho avuto durante l’arco della mia carriera. Un personaggio unico, in grado di poter racchiudere in una sol pugno tante componenti. Si occupava di tutto, ci insegnava tattica e tecnica e poi la preparazione atletica… Ebbene, era qualcosa di incredibile, a fine allenamento eravamo distrutti, ma poi in partita avevamo le ali ai piedi. Nel girone di ritorno ci rendemmo protagonisti di partite memorabili. Ricordo la sfida contro l’Atalanta che fu poi promossa in serie A, alcuni calciatori orobici ci chiesero di rallentare il ritmo, non ce la facevano a starci dietro. Dopo questa stagione diverse società di categoria superiore chiesero informazioni sul mio cartellino al Messina, ma il presidente Salvatore Massimino non cedette alle richieste”.

Tutto cambia qualche mese dopo…

“In panchina arrivò Scorsa e con lui partimmo alla grande, ma poi cedemmo di schianto il passo dopo qualche risultato negativo. L’entusiasmo fu sostituito dalla delusione e da alcuni malumori interni, i tifosi iniziarono a contestare, ma io restai sempre fuori da ogni diatriba. Mister Adriano Buffoni sostituì Scorsa mentre la situazione stava precipitando e si rese autore di un gran lavoro, in special modo a livello mentale. Parlò con tutti i calciatori e cercò di ripianare ogni dissidio interno, recuperò alcuni compagni di squadra che erano stati ai margini. La salvezza del Messina fu anche merito suo”.  

E arriviamo al tuo gol…

“Ricordo che usufruimmo di un calcio d’angolo, della battuta si incaricò Modica, con uno scatto riuscii ad anticipare il mio avversario e in elevazione ad impattare con la testa il pallone. Per il portiere non ci fu nulla da fare. Segnai sotto la curva dove c’erano i nostri tifosi e corsi verso di loro. Momenti indimenticabili e che porto nel cuore”.

Quel gol fu praticamente il tuo saluto a Messina e al Messina. La stagione successiva passi al Piacenza.

“Si, ricordo che avevo il contratto in scadenza e che, non avendo raggiunto l’accordo con il presidente, avevo dato la mia parola ai biancorossi. Lasciai la città con il magone perché mi ero trovato benissimo, scesi di categoria e insieme a me si trasferì  Guido Di Fabio. Vincemmo il campionato”.

A fine carriera rischi la vita in Promozione…

“Non avevo mai avuto problemi a livello fisico e continuai a giocare. Il campionato di Promozione era l’unico che mi mancava e mi tesserò la Gaviese, avevo segnato diverse reti in quel torneo e quella partita era una sorta di spareggio per salvarsi. Intorno all’8’ e a gioco fermo, un giovane calciatore avversario mi diede una gomitata e persi i sensi. Rimasi in coma per diversi giorni ed in seguito dovetti fare i conti con una emiparesi.  Una volta ristabilito continuai a calcare il terreno di gioco per qualche tempo”.

A Messina sei rimasto per sempre nel cuore degli appassionati di calcio. Ci sei più tornato?

“Sono tornato in città poco più di dieci anni fa, sono stato presso un amico che in questi anni mi ha ragguagliato sulla situazione del Messina. Rammento che la gente mi incontrava per strada e ancora si ricordava di me e di quel gol”.

Lo scorso anno alla guida del Messina c’era Giacomo Modica.

“Mi risulta che Giacomo abbia fatto un bel lavoro. Peccato sia andato via, avrà tratto le sue deduzioni. E’ un uomo che valuta tutto attentamente e che non scende mai a compromessi”.

Frequenti ancora il mondo del calcio?

“Alleno i ragazzi classe 2002 del Levante C che era la terza squadra di Genova. Adesso la società mira a comprare il titolo di qualche sodalizio che ha difficoltà ad iscriversi. E’ una bella realtà”.

Un ultimo pensiero per il Messina?

“Ripeto, in Sicilia mi sono trovato benissimo e il Messina è stata la squadra che mi ha regalato più emozioni. Spalti gremiti, grande passione. Ricordi indelebili e fantastici come quello che mi ritrae dopo il gol contro il Monza. Insomma, la mia corsa verso la Sud non si è mai fermata!”.