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Calcio | Addio a Tonino Colomban, un pezzo di storia dell’Acr Messina

Con i suoi modi gentili, Tonino Colomban, aveva sostituito Franco Scoglio alla guida dei “bastardi”, quando il tecnico liparoto andò in Russia per un corso di aggiornamento, proprio nella fase cruciale d’un campionato che vide, poi, i biancoscudati perdere il pass per la Serie A. Ma, Colomban aveva vissuto momenti migliori nella città dello stretto negli anni ’50 e ’60. Nato a Fasana (Croazia), era cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Milan. Dal 1951 al 1957 era stato un giocatore del Messina, in serie B, raccogliendo 137 presenze e 22 gol. La carriera da calciatore si concluse con i tre anni a Taranto dopo altrettanti anni a Cagliari. Poi, la carriera da allenatore, iniziata nel 1957 per sole tre giornate di campionato, nella città che lo aveva adottato, con i colori giallorossi, la prima volta per sostituire in panchina il tecnico Rodolphe Hiden.

Il suo ritorno a Messina, dopo aver concluso la carriera da calciatore, nel campionato 1964/65 guidò la squadra in serie A, che l’anno prima si era salvata con uno strepitoso finale con Mannocci in panchina, e subì

Tonino Colomban

l’amara retrocessione. Godendo della fiducia nei suoi confronti dell’allora presidente Muglia, Colomban rimase sulla panchina in serie B nei due anni successivi. In seguito, iniziò il suo girovagare tra i campi di Sardegna e Sicilia sino al ritorno sullo stretto nel 1986/87 per la breve sostituzione di mister Scoglio, come ricordato prima.

Dopo quella sfortunata parentesi, Colomban venne richiamato a Messina nel campionato di serie B 1990/91,  in coppia con Pietro Ruisi, in seguito all’esonero del tecnico Giuseppe Materazzi,  dall’allora presidente Maria Leone che aveva preso il posto del marito Salvatore Massimino. Ancora un ritorno sulla panchina biancoscudata alla 29^ giornata del campionato 1992/93 di serie C1, stavolta in coppia con Gianni Anna, per sostituire proprio Pietro Ruisi.

Oggi, Tonino Colomban è volato in cielo ma è proprio dai suoi trascorsi che si rileva il reale attaccamento dell’uomo verso quella maglia biancoscudata  i cui colori continuava a tenere nel cuore.