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Tempesta giudiziaria sull’Acr Messina di Sciotto: i pm ipotizzano la bancarotta fraudolenta

Un fallimento annunciato che si trasforma in un caso giudiziario di primo piano. La Procura di Messina ha acceso i riflettori sulle tormentate vicende societarie dell‘Acr Messina, richiedendo al gip una proroga di sei mesi per approfondire le indagini. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Antonio D’Amato e condotta dai sostituti Fabrizio Monaco e Stefano Trifirò, vede attualmente iscritte nel registro degli indagati sette persone, chiamate a rispondere a vario titolo di gravi reati societari e finanziari.

​I protagonisti e le accuse
​Al centro dell’indagine dei magistrati figurano nomi noti della gestione del club, tra cui gli ex presidenti Pietro Sciotto e Stefano Alaimo, insieme al rappresentante del gruppo lussemburghese AAD Invest, il francese Doudou Cissé.

Le ipotesi di reato formulate dalla Procura ruotano attorno a tre filoni principali:

Bancarotta fraudolenta in concorso: contestata a Sciotto, Alaimo e Cissé per la gestione che ha condotto al crac.

-Indebita compensazione tributaria: contestata a Giannico, Margarito e Pichierri per presunte violazioni fiscali legate al Dlgs 74/2000 (utilizzo di crediti non spettanti).

-Autoriciclaggio: ipotizzato per l’ex direttore generale Giuseppe Peditto, in relazione al reimpiego di denaro o utilità di provenienza illecita.

Il retroscena: la cessione “farsa”
​L’origine del dissesto affonda le radici nella complessa e discussa operazione finanziaria che avrebbe dovuto portare al passaggio dell’80% delle quote societarie da Pietro Sciotto al gruppo lussemburghese AAD Invest Group. Quella che l’articolo definisce una trattativa “farsa” naufragò clamorosamente: il trasferimento della quota di maggioranza alla fiduciaria estera non si concretizzò mai a causa del mancato versamento, da parte del gruppo acquirente, delle due tranche di pagamento previste (per un totale di 2,5 milioni di euro).

Inizialmente aperto per truffa e minacce contro ignoti, il fascicolo si è evoluto radicalmente dopo che il tribunale fallimentare ha sancito il capolinea della società.

​Il verdetto del Tribunale: un debito irreversibile
​Il dissesto finanziario dell’Acr Messina era stato formalizzato il 15 settembre 2025, quando la sezione civile-fallimentare del Tribunale di Messina (presieduta dal giudice Ugo Scavuzzo) aveva respinto il piano di rientro basato sulla continuità aziendale presentato dai legali del club.

​I giudici avevano accolto la richiesta di liquidazione giudiziale presentata dalla Procura, evidenziando una situazione di:

​​«Irreversibile e oggettiva impotenza economica, e non già temporanea illiquidità».

Una montagna di debiti e una totale assenza di liquidità che hanno reso inevitabile il fallimento e, di conseguenza, l’intervento della magistratura penale per accertare le responsabilità del crac. Con la proroga delle indagini concessa dal gip Salvatore Pugliese, Digos e Guardia di Finanza avranno ora altri sei mesi per spulciare i documenti sequestrati e fare piena luce sui conti della società.