Atletica | D’Amico: “Il mental coach, una visione vincente”


Sport al tempo del Covid-19,  situazione della realtà siciliana e futuri campioni dell’atletica, la figura del mental coach e del perchè scegliere l’atletica come sport da praticare. Sono solo alcune delle tematiche che, nel corso di una intervista via social, abbiamo trattato con il dott. Marius D’Amico, tecnico FIDAL, istruttore di atletica leggera e Presidente dell’Associazione Onlus “Gymnasium Riviera Ionica”.

Marius D’Amico spiega che il mental coach è la figura professionale che “aiuta l’atleta a rafforzare le proprie convinzioni o a cambiarle quando queste sono sbagliate, a migliorare la gestione del self talk, cioè il dialogo che ha con se stesso, a gestire la pressione esterna, stimolare la concentrazione, aumentare l’attenzione, sviluppare una mentalità vincente. Una figura che non deve essere sostituita con quella dell’allenatore ma anzi, è un tramite tra l’atleta e l’allenatore”.

Una figura, quella del mental coach, che come ha affermato lo stesso tecnico FIDAL, “è molto presente nel sistema sportivo americano, in Italia ancora non è molto riconosciuta e presente nella maggior parte delle realtà sportive. Nell’ottica della nostra realtà, quella siciliana  – spiega D’Amico – la figura del mental coach la investirei sui più giovani e molte realtà, anche i CUS, dovrebbero attrezzarsi ad averli per capire più che altro quale percorso sportivo vuol intraprendere il ragazzo e far capire quanto sia importante lo studio perchè, quest’ultimo, educa al lavoro mentre, lo sport, non è per sempre”.

La figura del mental coach, così come quella dell’allenatore, nel giovane è importante anche per non incappare nella piaga del doping. Anche se l’USADA (U.S. Anti Doping Agency) negli ultimi anni ha inasprito i controlli, purtroppo c’è chi ancora, per la ricerca del record, della medaglia, della vittoria, usa scorciatoie per ottenere un qualcosa che si può ottenere con allenamenti, sana alimentazione e costanza. Importante, al fine di ottenere delle buone prestazioni,  prima confrontarsi con se stessi, che con gli altri.

Trattata anche la problematica legata alla mancanza di allenatori in materia di atletica e di strutture adeguate per la crescita del movimento sportivo giovanile.  Afferma il Presidente dell’Associazione Onlus “Gymnasium Riviera Ionica” che “questa tematica viene dibattuta più volte ma, come più volte sottolineato, lo sport giovanile spesso  passa in secondo piano e, con questa nuova fase di lockdown, sta creando nei giovani, anche per la chiusure di palestre e impianti sportivi, un isolamento sociale senza precedenti, creando dipendenza da social e pc”.    

Ricordate infine le figure di Annarita Sidoti e Pietro Mennea, entrambi scomparsi troppo presto, quando ancora, nel pieno della loro attività, erano ancora lì ad impegnarsi nel mondo dello sport e del sociale.