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“ARTI MARZIALI” – Miti e tabù da sfatare

E’ una paura ancora comune in molte famiglie con  presenza di bambini che le arti marziali siano sport che può divulgare l’uso della violenza. Niente di più sbagliato. Le arti marziali come tutti sappiamo insegnano a combattere ma ciò non deve trarre in inganno.

Dietro ogni forma di disciplina marziale vi è una filosofia che può diventare, nel caso dei maestri,  anche stile di vita. Un bambino  all’interno di una palestra, dove si fanno discipline da contatto, viene fin da subito invogliato a rispettare i compagni ed a non usare la violenza. Inoltre, gli allenamenti, consentono al ragazzo anche più attivo, di sfogare tutta l’aggressività. 

Resta da specificare che non tutte le discipline si possono praticare da bambini. Per iniziare sport come kick-boxing, K1, Karate, Judo, essendo più dinamiche, possono nel bambino risultare più divertenti. Dietro gli esercizi infatti, vi è anche uno scopo, attraverso calci, pugni, ginocchiate, parate, cadute, proiezioni, al bambino si insegna anche la coordinazione dei movimenti, avendone un doppio beneficio, sia corporeo che mentale, aiutandolo nell’autocontrollo e in una maggiore sicurezza in se stesso. Il rischio di infortuni, seconda paura nei genitori,  è anche molto basso rispetto ad atleti professionisti o semi professionisti.

Infatti,  secondo dati statistici, la maggior parte di infortuni riguarda gli sport con la palla (rugby, calcio, basket), seguiti da quelli sulla neve. Le arti marziali, se svolte a livelli amatoriali, si attestano, invece, su un tasso di infortunio del 2%, addirittura più basso di altri sport come il nuoto.

Le arti marziali sono, quindi, un’opportunità di crescita divertente e sicura per i bambini che hanno anche, così come gli altri sport, modo di relazionarsi con i coetanei abbattendo anche i pregiudizi delle barriere architettoniche.

Magda