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Tegola Ternana, mano pesante della Giustizia Sportiva: 5 anni di squalifica per Ninni Corda.

​Come riporta Notiziariocalcio.com si preannuncia una bufera in casa Ternana a poche settimane dall’avvio della nuova era societaria targata Roberto Felleca.

Una pesante decisione del Tribunale Federale Nazionale rischia infatti di scompaginare i piani del club umbro e di accelerare importanti riflessioni sulla gestione dell’area tecnica.

​Al centro della vicenda c’è Ninni Corda, figura di fiducia del neo patron Felleca, inserito di recente nei quadri del club rossoverde.

Un nome noto alle cronache calcistiche anche per i suoi trascorsi recenti: mesi fa il dirigente sardo era stato infatti accostato ed entrato nell’orbita del Messina, nominato consulente tecnico all’interno del progetto targato Racing City Group, prima di prendere poi altre strade fino all’approdo in Umbria.

​Ora però il TFN (Sezione Disciplinare) ha inflitto al dirigente una sanzione gravissima: cinque anni di inibizione e squalifica, accompagnati dalla preclusione definitiva da qualsiasi ruolo all’interno della FIGC.

​La sentenza giunge a valle del procedimento disciplinare avviato a fine estate dalla Procura Federale, che vedeva coinvolti, oltre a Corda, anche Antonina Flavia Fiore (sanzionata con tre anni di inibizione) e l’Olbia Calcio 1905, club sanzionato con un’ammenda di 30mila euro.

​L’attenzione ora si sposta sulle contromisure che dovrà adottare la dirigenza della Ternana. Corda era stato da poco annunciato nel nuovo assetto organizzativo per affiancare la gestione Felleca nella ricostruzione tecnica della squadra.

Sebbene il verdetto giudiziario non incida formalmente e in via diretta sul tesseramento in essere con le Fere, l’entità e l’esecutività del provvedimento impongono al club una rapida presa di posizione per valutare l’incompatibilità dell’incarico.

​A rendere il quadro ancora più delicato vi è la decisione del Tribunale di trasmettere le carte alla Procura Federale per ulteriori accertamenti in merito alla regolarità delle liberatorie economiche firmate dai tesserati.

Un passaggio che annuncia possibili sviluppi e che costringe la società di via della Bardesca a gestire una fase di forte pressione mediatica e regolamentare proprio all’inizio del nuovo corso.

I REATI CONTESTATI

La genesi d’indagine accelera sensibilmente tra marzo e maggio 2026, quando il Collegio Arbitrale accoglie i ricorsi di diversi ex calciatori (come il centrocampista De Grazia) condannando l’Olbia. Successivamente, le vertenze sindacali accumulatesi e le insolvenze finanziarie non sanate nei termini federali perentori hanno fatto scattare l’apertura formale del fascicolo d’inchiesta da parte del Procuratore Federale.

 

L’atto finale che avrebbe cementato il deferimento è avvenuto durante l’estate 2026. Dopo la retrocessione sul campo in Eccellenza nei playout di maggio, la dirigenza (rappresentata sul piano amministrativo anche da Antonina Flavia Fiore) non è riuscita a presentare le garanzie economiche e la fideiussione regolare richiesta dalla FIGC per completare l’iscrizione al campionato 2026/2027. Ciò ha portato al rigetto dell’iscrizione a luglio 2026, alla rinuncia ai ricorsi da parte del club ad agosto e alla conseguente chiusura delle indagini della Procura, la quale ha ravvisato nei comportamenti dolosi o gravemente colposi dei dirigenti (Corda e Fiore) le precise responsabilità personali e dirette della sparizione del club dal calcio regolamentare.

 

Oggi la decisione del Tribunale Nazionale Federale, che ha comminato anche 3 anni di inibizione alla sig.ra Antonina Flavia Fiore e 30mila euro di ammenda all’Olbia Calcio 1925 srl. Per finire, la sezione disciplinare del TFN ha deciso di rasmettere gli atti alla Procura Federale perché «valuti l’eventuale violazione disciplinare, da parte dei tesserati, riferita alla sottoscrizione delle dichiarazioni liberatorie».