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MESSINA E LA SINDROME DEL «TUTTO E SUBITO»: PERCHÉ QUESTO NUOVO CORSO MERITA FIDUCIA

Il campo continua a parlare, e lo fa a suon di gol.

Il rotondo 4-0 di questo pomeriggio nell’andata di Coppa Italia contro il Gioiosa – che di fatto ipoteca il passaggio del turno – porta il bilancio di questo avvio di stagione a numeri di assoluto spessore: cinque partite ufficiali, quattro vittorie, un pareggio, 13 gol fatti e appena 2 subiti.

Certo, va detto per onestà di cronaca che la sfida di oggi vedeva di fronte un Gioiosa rimaneggiato e imbottito di tanti giovani, ma resta un dato complessivo importante che, in un contesto normale, creerebbe un clima di diffusa serenità e fiducia intorno alla squadra.

Eppure, soltanto tre giorni fa, dopo l’1-1 casalingo contro la Nebros alla seconda di campionato, si erano già sollevate le prime critiche e le prime contestazioni.

​Sia chiaro: contro la Nebros il Messina non ha fatto certamente una buona partita, ed è giusto riconoscerlo senza addolcire la pillola. Ma è una battuta d’arresto sul piano della prestazione che ci sta tutta ed è assolutamente fisiologica.

Siamo soltanto alla seconda giornata di campionato e si dimentica troppo spesso e con troppa fretta un dettaglio fondamentale: in rosa ci sono ben 26 calciatori nuovi, un gruppo completamente rifondato che ha bisogno di tempo per conoscersi, carburare, affinare l’intesa e oleare i meccanismi di gioco.

​In fondo, questo atteggiamento rispecchia un limite culturale tutto italiano: la totale incapacità di attendere e la mania ossessiva di pretendere tutto e subito.

Un difetto che nel nostro calcio si riflette drammaticamente anche nella gestione dei giovani. Ci si riempie la bocca della necessità di valorizzare i ragazzi, ma quando poi qualche allenatore coraggioso li lancia in campo, basta una partita storta per far scattare subito borbottii, scetticismo o addirittura fischi. È un evidente controsenso: pretendiamo crescita e coraggio, ma senza concedere il tempo e il margine di errore necessari per maturare.

​A Messina, questa impazienza generale viene poi amplificata da un trauma collettivo profondo. La tifoseria giallorossa viene da più di vent’anni di bocconi amari, delusioni a catena e promesse mai mantenute. È innegabile: il passato pesa come un macigno e la sofferenza accumulata negli anni ha creato una sorta di riflesso incondizionato che porta a vedere spettri anche dove, oggi, c’è finalmente un progetto solido.

​Ma il punto è proprio questo: continuare a giudicare il presente con gli occhiali del passato rischia di diventare un esercizio sterile e dannoso.
​La realtà di questa stagione ci racconta un’altra storia. Ci racconta di una proprietà che, dopo gli errori commessi nello scorso campionato – riconosciuti e analizzati –, ha saputo fare autocritica e ha deciso di cambiare marcia, investendo a fondo.

La società ha allestito un organico completo e competitivo con un unico e ben preciso obiettivo: vincere il campionato. E soprattutto, lo ha fatto con tempistiche straordinarie rispetto al recente passato, mettendo a disposizione dello staff tecnico una squadra già definita a inizio ritiro, spezzando quella cattiva abitudine che per troppi anni aveva visto il tifoso messinese assistere a rose allestite affannosamente soltanto nei giorni di fine agosto.

​Poco importa se la promozione arriverà con 30 punti di vantaggio sulla seconda o all’ultima giornata per una sola lunghezza di scarto: l’unica cosa che conta davvero è arrivare al traguardo per primi e andarcene da questa categoria che non ci appartiene, così come non ci apparterrà mai una Serie D o una Serie C.

​Gli intoppi o le partite storte come quella di domenica fanno parte del percorso di crescita di ogni squadra. Pretendere la perfezione immediata da 26 elementi nuovi usciti a fine estate dal mercato significa non considerare la realtà del pallone.

La critica costruttiva fa parte del gioco, ma il disfattismo rischia solo di minare la serenità dell’ambiente. Il passato ci ha feriti, è vero, ma questo presente merita di essere accompagnato con pazienza, fiducia e grande compattezza.