MESSINA – CATALANO: “MI SI SPEZZA IL CUORE NEL VEDERE IL MESSINA COSÌ. MA TORNERÀ GRANDE”.
Intervista esclusiva a Peppe Catalano. Rintracciato telefonicamente dalla redazione di SportmeNews, Peppe Catalano si racconta. È uno di quei nomi che a Messina pesano. Centrocampista, oltre 140 presenze in biancoscudato, uno dei “bastardi di Scoglio” che nel 1986/87 sfiorarono la Serie A. Una telefonata che diventa un tuffo nel passato, ma con lo sguardo fisso sul presente drammatico del Messina di oggi.
“Mi piange il cuore vedere il Messina in D”
La prima domanda è inevitabile: che effetto fa vedere il Messina che lotta per non retrocedere dalla Serie D?
«Onestamente mi piange il cuore vedere il mio Messina in queste categorie», attacca Catalano senza giri di parole. «Purtroppo sono stati fatti degli errori. Speriamo di salvarci e già dal prossimo anno lottare per ritornare in Lega Pro».
Il nodo: programmazione e unità
Perché il Messina da anni non riesce a uscire dal pantano?
«Per me la prima cosa è una programmazione seria. Poi le componenti come squadra, città, tifosi e società devono sempre remare dalla stessa parte». Catalano non conosce l’attuale proprietà, ma su una cosa è netto: «Cacciare Romano dopo una prima parte di stagione fatta in quel modo è stata una cosa sbagliata. È arrivato e non sapeva se sarebbe riuscito a mettere 11 calciatori in campo, ha tolto una penalizzazione di meno 14 in pochissime partite. Lasciamo stare se giocava bene o meno, l’importante era solo fare punti, ma è acqua passata ormai.”
L’augurio è chiaro: «Spero che questi errori fatti quest’anno serviranno il prossimo anno per esperienza e ripartire, ovviamente dalla D, per un campionato di vertice. Speriamo intanto di fare sei punti in queste ultime due partite».
“Messina è la mia squadra del cuore”
Con più di 140 gare in giallorosso, il legame è viscerale.
«L’unica squadra dove sono stato più di 4 anni. Già questo la dice lunga sul mio rapporto con tifosi e città. Ogni volta che mi trovo a passare è una sensazione bellissima. Ho un sacco di amici. Messina mi ha dato una grande forza e ne sarò sempre grato».
Nessun rimpianto per l’Udinese
Catalano nel 1988/89 conquista la A con l’Udinese, ma non la gioca. Rammarico?
«No assolutamente, nessun rammarico. All’epoca all’Udinese c’erano grandi numeri 10: da Zico qualche anno prima, a Causio, a Ricardo Gallego, una leggenda del Real Madrid. Giocatore formidabile. Io all’epoca se non giocavo stavo male, dovevo avere stimoli. Non guardavo la categoria ma dovevo giocare. Poi comunque a Trieste mi sono preso le mie soddisfazioni».
Allenatore sì, ma la famiglia prima di tutto
Dopo il ritiro, una carriera da allenatore durata qualche anno. Poi lo stop.
«Ero curioso di vedere come fosse la vita da allenatore, ma sinceramente non era quello che volevo. Non mi piaceva e ho preferito stare con la famiglia. Sono nonno di tre splendidi bambini».
C’è però un sassolino: «Una cosa l’avrei voluta fare e di questo mi sono un po’ risentito: non aver mai ricevuto una chiamata dal Messina per occuparmi del settore giovanile, che è stato da sempre il grande tallone di Achille di questa società. Non parlo solo per me, ma anche ex compagni come Bellopede e Romolo Rossi, persone ben volute dalla gente e che conoscevano la piazza. Una figura del genere sarebbe stata di grande aiuto, soprattutto per i giocatori messinesi: ce ne sono tanti ma vengono gestiti male».
E rivela un retroscena: «Quest’anno sarei dovuto arrivare come collaboratore di Pippetto Romano, mi voleva al suo fianco. Poi famiglia e altre dinamiche non hanno fatto sì che la cosa si verificasse. È capitato in un momento particolare della mia vita».
Il “Celeste”: un fortino fino alla B
Il rifacimento del Celeste è tema caldo. Tornare lì può aiutare?
«Ho visto dei filmati. Secondo me sì, fino alla Serie B per me si può giocare in quel campo. È un campo che fa la differenza, con tutta la gente vicina ti da una carica che a parole nemmeno si può spiegare. È uno stadio che in un anno ti può portare molti punti. Speriamo che lo finiscano presto e che all’inaugurazione chiamino chi in quel campo ha scritto la storia».
“Regalerei Franco Caccia al Messina di oggi”
Ultima domanda, di fantasia: chi regaleresti al Messina attuale per tornare in auge?
«Ehhh bella domanda, ne avrei un paio. Tra Bellopede, Orati, Romolo Rossi, Schillaci, Napoli… eravamo uno squadrone. Però sul profilo tecnico ti direi subito Franco Caccia. Per me è stato il più forte giocatore con cui abbia mai giocato nonostante fosse già in avanti con l’età. Da lui c’era solo da imparare».
E poi la chiusura da brividi: «Ovviamente il quartetto formato da Ricciardi, Ciccio Currò, per quanto riguarda il campo e Ciccio Manzo e Mino Licordari per la comunicazione, capitanati dal vero regista di tutto: Franco Scoglio». Ecco al Messina di ora se potessi regalerei loro.
Il messaggio ai tifosi
Catalano saluta così: «Un saluto a tutti i tifosi del Messina. Consiglio di stare sempre vicino alla squadra, soprattutto in questo momento. Il calcio è fatto di cicli e vedrete che un giorno ritornerà il grande Messina.
Forza Messina sempre, vi voglio bene».Una lezione di messinesità. Da uno che il giallorosso l’ha sudato davvero.
