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Domenico Panico: “Io l’uomo di fiducia di Lo Monaco . Il Messina ha pagato l’addio di Romano e Martello”

L’ex responsabile dell’area tecnica dell’Enna e agente PLM Management fa il punto su giovani, calcio siciliano e il suo futuro da dirigente

L’esperienza non si compra sul mercato. E Domenico Panico lo sa bene. Ex calciatore, ex responsabile dell’area tecnica dell’Enna e oggi agente di PLM Management, Panico ha costruito la sua idea di calcio partendo dallo spogliatoio e arrivando fino alle scrivanie delle società. Una visione a 360 gradi che gli permesso, dice, di “vedere oltre il semplice colpo d’occhio tecnico, cogliendo atteggiamenti e sfumature che a molti sfuggono”.

Lo abbiamo rintracciato telefonicamente per una chiacchierata a tutto campo: dai giocatori in procura al rapporto con Pietro Lo Monaco, dalla retrocessione del Messina allo stato di salute del calcio siciliano, fino ai suoi progetti futuri.

IL METODO ENNA E IL LEGAME CON LO MONACO
Ho fatto un mercato non perdendo di vista richieste e budget della società, che ha avuto il coraggio di sposare un progetto giovane”, spiega Panico. “Anche perché il dr Lo Monaco mi ha insegnato a vedere un giocatore a lungo termine, non a breve”. Un metodo che ad Enna ha funzionato: “Ecco perché abbiamo puntato su profili magari scartati da altri, ma che poi hanno fatto la differenza. I fratelli Tchaouna, Distratto, Rossitto e il giovane Salvi classe 2009. Oggi sono giocatori richiesti da molte società professioniste”. Parole di stima anche per l’allenatore: “Sono contento che mister Alfredo Cimmino sia riuscito a salvare la squadra tra mille difficoltà, non create da lui o dalla società ma da situazioni extra-calcistiche che per rispetto dell’Enna non sto qui a commentare”. Enna resta un ricordo positivo: “Città favolosa e tifoseria all’altezza della piazza”.

MESSINA, L’ERRORE FATALE
Il discorso si sposta sulla retrocessione del Messina. Panico è netto: “Il Girone I di Serie D non è un campionato normale. È un inferno agonistico, fatto di campi caldi e partite sporche. Per uscirne servono specialisti della categoria”. E quegli specialisti, secondo lui, erano Martello e Romano: “Il binomio era una polizza assicurativa per quel girone. Conoscevano i giocatori giusti e come gestire le pressioni di una piazza esigente come Messina. Accettare quelle dimissioni, o non fare di tutto per ricucire lo strappo, è stato un peccato d’orgoglio tipico delle nuove proprietà. I nuovi dirigenti pensano che bastino i soldi, ma sottovalutano il peso delle competenze tecniche. Il miracolo sportivo che stavano compiendo, rimontando la penalizzazione, meritava tutt’altra tutela”.

CALCIO SICILIANO, TRA FALLIMENTI E SEGNALI POSITIVI
Panico allarga lo sguardo: “In Sicilia ci sono troppi fallimenti tra le professioniste. Vediamo Siracusa e Trapani. Il Catania non riesce a vincere il campionato pur spendendo tanto per il secondo anno. Bisogna affidarsi a persone competenti. Ma non è tutto nero: “Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. La Nissa in Serie D ha sfiorato la vittoria del campionato e ottenuto un ottimo risultato”. E poi la stoccata finale: “Ci sono troppe sfaccettature malate, come le indagini su partite sistemate. Non fanno bene al calcio, né in Sicilia né altrove”

PROGETTI FUTURI
Sui suoi progetti Panico non si sbilancia ma lascia intendere: “Il mio futuro me lo chiedono in tanti. È gratificante lavorare al fianco del dr Lo Monaco, perché non è semplice essere un suo uomo di fiducia. Lui è molto esigente ma ha visto qualcosa in me che mi fa sperare bene per un percorso da dirigente in qualche società importante”. Nel frattempo la PLM Management cresce: “Sono già felice per i traguardi raggiunti come direttore della mia agenzia. Vantiamo più di 100 calciatori in tutte le categorie, con direttori, allenatori e tutto ciò che serve per dare consulenza alle società sportive. La PLM è questo”