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LND e Messina: un campionato da giocare con un’incognita da chiarire

Mettiamo subito le cose in chiaro, a scanso di equivoci e per evitare qualsiasi tipo di alibi: il campo ha espresso un verdetto e l’Acr Messina oggi si trova ad affrontare il campionato di Eccellenza. Che l’auspicio di tutti sia quello di vivere questa categoria come una parentesi temporanea e un semplice anno di transizione è del tutto evidente. Così com’è altrettanto chiaro che, se ci si trova a dover sperare in una riammissione a tavolino, significa che a monte sono stati commessi errori gravi, sia dalla gestione passata che in quota parte da quella attuale. Su questo non ci sono dubbi.

Tuttavia, c’è un principio di giustizia e di trasparenza che prescinde dai meriti sportivi e che non può essere fatto passare in sordina con una semplice spallata. Sapere perché non si è stati ripescati in Serie D, conoscere al dettaglio la graduatoria e prendere atto dei punteggi che hanno favorito altre realtà è un diritto sacrosanto di qualsiasi società affiliata alla Federazione. Non è una pretesa campata in aria, ma la base di ogni corretto rapporto tra un club investitore e le istituzioni del calcio.

Ed è qui che la vicenda assume contorni quantomeno discutibili. Nel 2026, di fronte a un’istanza ufficiale inviata tramite PEC da una società storica come il Messina, l’assenza di un riscontro formale da parte della Lega Nazionale Dilettanti lascia basiti. Non stiamo parlando di un torneo amatoriale o di un’associazione di quartiere, ma della LND, un organo nazionale che gestisce il vertice del movimento dilettantistico italiano.

Vedere club ammessi o preceduti in graduatoria senza che vengano mostrate con chiarezza le motivazioni o le tabelle dei calcoli – dai parametri sulle benemerenze, alla capienza degli impianti, fino ai settori giovanili – alimenta inevitabilmente perplessità. Una risposta formale, fosse anche l’evidenza che “la squadra X ha totalizzato un punteggio maggiore per questi precisi motivi”, avrebbe chiuso la questione sul nascere, consentendo a tutti di mettersi l’anima in pace e guardare avanti con serenità.

Invece, il silenzio istituzionale trasforma il legittimo dubbio in rammarico. Ora la parola passa al rettangolo di gioco: il Messina andrà a giocare l’Eccellenza e  farà il suo campionato. La società ha allestito una squadra competitiva e poi sarà il campo a decidere. Ma la lezione di questa estate resta chiara: la trasparenza non può essere un optional, e chiedere conto dei propri diritti non significa cercare alibi, ma pretendere rispetto per una maglia, una città e i suoi investimenti.