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IMPIANTI | Querelle social tra San Matteo e Lions Basket sull’uso della palestra Majorana. A perdere è ancora lo sport

L’ASD San Matteo denuncia l’impossibilità di svolgere un’attività di promozione del basket femminile nonostante l’autorizzazione della scuola. La replica della Lions Basket: «Quelle attrezzature sono nostre, frutto di sacrifici». Una vicenda che riaccende i riflettori sulla cronica carenza di impianti sportivi in città.

 

Una palestra concessa per svolgere attività sportiva, un’autorizzazione regolarmente ottenuta e un catenaccio a impedire l’utilizzo delle attrezzature. È quanto accaduto questa mattina alla palestra dell’istituto Majorana di Messina, teatro di una vicenda che ha rapidamente acceso un botta e risposta sui social tra l’ASD San Matteo e la Lions Basket, riportando al centro dell’attenzione una problematica ormai tristemente nota: la carenza di strutture sportive adeguate in città.

Tutto nasce dall’iniziativa dell’ASD San Matteo, società cestistica messinese militante nel campionato di Serie B femminile, che aveva richiesto e ottenuto dalla dirigente scolastica l’autorizzazione a utilizzare la palestra dell’istituto per un’attività di promozione del basket femminile.

Giunti sul posto, però, dirigenti e allenatori si sono trovati davanti a un’amara sorpresa: reti, palloni e attrezzature necessarie allo svolgimento dell’attività erano chiusi con un catenaccio. Impossibile, dunque, portare avanti l’iniziativa nelle modalità previste, nonostante il via libera ricevuto dalla scuola.

Da qui la decisione del San Matteo di denunciare pubblicamente l’accaduto attraverso i social, chiamando in causa la Lions Basket. Una presa di posizione alla quale la società cestistica, impegnata principalmente nell’attività giovanile, ha prontamente replicato: «Quelle attrezzature sono nostre, frutto di sacrifici e nessuno ci ha chiesto di utilizzarle».

Una risposta che apre a una riflessione ben più ampia del semplice episodio.

La Lions Basket, infatti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione a svolgere attività dall’istituto, ha investito risorse proprie per rendere la palestra scolastica agibile e funzionale alla pratica della pallacanestro, acquistando materiale e attrezzature che consentono anche agli studenti, durante l’orario curriculare, di avvicinarsi a questa disciplina. Un impegno economico e organizzativo tutt’altro che trascurabile, portato avanti da una realtà che fa della formazione sportiva dei più giovani uno dei propri principali obiettivi.

Ed è proprio qui che emerge il paradosso di una vicenda nella quale, sostanzialmente, hanno ragione tutti, ma a rimetterci sono ancora una volta i ragazzi.

Ha ragione il San Matteo a lamentarsi per aver ottenuto l’autorizzazione all’utilizzo di una palestra e aver poi scoperto di non poter svolgere l’attività programmata? Certamente sì.

Ha ragione la Lions Basket a tutelare attrezzature acquistate con risorse proprie, evitando che vengano utilizzate da soggetti terzi senza alcuna preventiva richiesta o accordo? Altrettanto certamente sì.

Ma allora la domanda diventa un’altra: è accettabile che una palestra scolastica pubblica, messa a disposizione per attività di promozione sportiva, non disponga di attrezzature proprie che ne consentano un utilizzo effettivo?

La risposta, se l’obiettivo è davvero quello di favorire la pratica sportiva e offrire alle associazioni cittadine spazi alternativi in una situazione di cronica emergenza impiantistica, non può che essere negativa.

Perché questa vicenda, apparentemente circoscritta a un catenaccio e a qualche attrezzatura, finisce inevitabilmente per scoperchiare un vaso di Pandora che, a Messina, è ormai sotto gli occhi di tutti.

Tra palazzetti chiusi, impianti inagibili e strutture insufficienti rispetto alle esigenze delle società sportive, anche quelle palestre scolastiche che dovrebbero rappresentare una possibile ancora di salvezza rischiano di trasformarsi nell’ennesimo ostacolo da superare.

Non si può chiedere alle società di promuovere lo sport, di investire sui giovani, di creare opportunità e occasioni di aggregazione, per poi lasciarle sole a fare i conti con strutture che, senza l’intervento economico delle stesse associazioni, non sarebbero nemmeno pienamente utilizzabili.

E non si può neppure pretendere che chi ha investito denaro, tempo e sacrifici per acquistare attrezzature debba automaticamente metterle a disposizione di chiunque, senza regole e senza accordi.

Il problema, dunque, non è stabilire chi abbia ragione tra San Matteo e Lions Basket. Il problema è capire perché due società che lavorano per lo stesso obiettivo, quello di avvicinare i giovani alla pallacanestro, debbano ritrovarsi su fronti opposti per una carenza che non dovrebbe ricadere sulle loro spalle.

L’auspicio è che questa ennesima vicenda non si esaurisca in una polemica social, ma arrivi finalmente sulle scrivanie di chi ha competenze e responsabilità per intervenire. Che si apra una riflessione concreta sulla necessità di dotare le palestre scolastiche pubbliche di attrezzature pubbliche, garantendone una fruizione regolamentata, condivisa e realmente accessibile.

Perché una palestra autorizzata ma non concretamente utilizzabile rischia di essere soltanto uno spazio concesso sulla carta.

E perché, al di là delle ragioni legittime di entrambe le società, resta una sola certezza: ancora una volta, a Messina, a pagare il prezzo delle carenze dell’impiantistica sportiva sono i giovani. Proprio quelli ai quali tutti, almeno a parole, vorrebbero garantire il diritto di fare sport.