ECCELLENZA/B – Vittoria-Messina, parla mister Torrisi: «Mettiamo l’elmetto, serve una gara di fame e ferocia»
A ventiquattro ore dalla delicata e insidiosa trasferta di Vittoria, il clima in casa Messina è quello di chi conosce bene il valore della posta in palio e non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia.
L’ampia ed esaltante affermazione infrasettimanale appartiene già al passato, archiviata con la maturità che si richiede a una squadra chiamata a recitare un ruolo da protagonista assoluta.
Il focus è già interamente rivolto alla sfida di domani, un appuntamento che nasconde più di una insidia sia sotto il profilo ambientale che su quello squisitamente tattico.
L’analisi del tecnico giallorosso parte proprio dalla necessità di resettare immediatamente le recenti fatiche per calarsi con la giusta mentalità in una realtà agonistica completamente diversa. «È stata un’affermazione importante sotto l’aspetto mentale e la squadra ha risposto alla grandissima, ma non avevo dubbi. Ora però bisogna archiviare tutto, come abbiamo già fatto giovedì sera, e pensare a una partita difficile, complicata e fondamentale per noi come quella di domani a Vittoria. Sarà un’altra gara impegnativa: dobbiamo dare continuità, perché il Vittoria è una squadra che, dopo averla analizzata insieme allo staff, ha una classifica bugiardissima. Nelle gare disputate finora ha raccolto davvero poco rispetto a quanto prodotto e a quanto avrebbe realmente meritato. È una compagine importante, guidata da un allenatore serio e preparato, e gioca in un ambiente caldo: andare a Vittoria non è mai facile, hanno una tifoseria passionale per la categoria e un blasone rilevante.»
Per uscire con i tre punti da un campo ostico come quello di Vittoria, il piano tattico lascia poco spazio ai fronzoli e richiede invece una prova di forza e di carattere non indifferente. Con ogni probabilità le condizioni del terreno di gioco non favoriranno il palleggio fluido e la manovra, costringendo i peloritani a vestire gli abiti della battaglia. «Dobbiamo stare attenti a non sbagliare l’atteggiamento. Se il Messina vuole tornare da Vittoria con i punti, deve aver ben chiaro in mente che servirà vincere tutti i duelli, arrivare sulle seconde palle a duemila, mettersi l’elmetto e lottare con il coltello tra i denti. Non ci sono alternative: dobbiamo essere operai, affamati e consapevoli che la posta in palio per noi è altissima. Massimo rispetto per l’avversario, dunque, ma anche la consapevolezza che bisognerà vincere una partita “sporca”. Le condizioni del terreno di gioco non ci permetteranno di puntare solo sulla qualità: serviranno ferocia, atteggiamento, corsa e voglia di lottare, elementi che fanno parte del nostro DNA. Questa è l’unica ricetta per portare a casa il risultato.»
Una delle note più liete di questo inizio di stagione è senz’altro la gestione complessiva della rosa, capace di rispondere sempre presente anche quando viene chiamata in causa nei turni di coppa o attraverso un fisiologico turnover. L’esordio dei giovani e la risposta di chi ha trovato meno spazio finora testimoniano la solidità di un impianto tattico e umano ben consolidato. «In coppa abbiamo fatto delle scelte per dare minutaggio e ritmo a chi ne aveva bisogno, oltre a far rifiatare qualcun altro. Sono davvero contento per l’esordio di Doria, un classe 2009 in ritiro con noi da luglio: un ragazzo eccezionale e un professionista impeccabile. In una rosa come la nostra lo spazio è ridotto, ma lui, pur di crescere a contatto con giocatori di spessore, si è allenato in silenzio e con serietà, sapendo che quasi sempre sarebbe andato in tribuna. È stato premiato con la prima da titolare tra i grandi e ha risposto benissimo, trovando anche il gol. Sono felice anche per Gabriele Bontà, che finora aveva trovato meno spazio e ha fatto una buona partita, così come per Passatori. Schierando ben cinque under abbiamo offerto una prestazione solida sotto l’aspetto mentale e della qualità, dimostrando allo staff tecnico che la struttura della squadra non cambia, a prescindere da chi scende in campo.»
Sul tema della designazione arbitrale, la linea della società e della guida tecnica appare netta e scevra da qualsiasi alibi o speculazione di sorta. «Non mi importa che gli assistenti siano della sezione di Acireale. Onestamente lo vedo persino come un vantaggio: avranno ancora più responsabilità nel non sbagliare nulla ed essere perfetti, e su questo non ho dubbi. Se ci mettiamo a pensare agli assistenti, ai rigori concessi generosamente o a quelli non dati, entriamo in un circolo da “bar sport” che a noi non interessa. Dobbiamo rimanere concentrati e consapevoli di ciò che siamo e di cosa dobbiamo fare in questo campionato. I ragazzi lo stanno dimostrando nel miglior modo possibile. Il destino è nelle mani del Messina e noi sappiamo come indirizzarlo, proseguendo lungo la strada che i ragazzi hanno intrapreso.»
Infine, lo sguardo si allarga all’aspetto psicologico, alla capacità di metabolizzare le enormi pressioni della piazza e al definitivo salto di qualità che passa attraverso l’adattamento viscerale alle insidie di un torneo insidioso. «Quanto alla pressione del campionato, fino ad oggi ho la fortuna di essere concentrato esclusivamente sul nostro percorso. Lo abbiamo detto fin dall’inizio: attraverso i risultati dobbiamo essere bravi a far concentrare gli altri su di noi e noi stessi solo su quello che facciamo. Gestire le pressioni quando sei “condannato” a vincere non è da tutti. Vi sono giocatori di grandi qualità che non hanno nulla da invidiare a livello tecnico a chi ha vinto, ma che alla fine non vincono. Nella vita e nello sport, se non si ha fame di successo e ambizione, difficilmente si resta a certi livelli. La fame che ti porta alla vittoria deriva dalla voglia di sacrificarsi, di correre, di lottare e di prevalere in ogni duello. Elementi come Sarao, Burgio, Iamblichus, Sartore, Giunta, Varela o Bonanno sanno fare giocate d’élite. E questo era l’unico vero dubbio su questa squadra: capire se avrebbe saputo adattarsi a un torneo in cui la sola qualità non basta, se non supportata da ferocia e atteggiamento. I ragazzi hanno dimostrato di averlo ben chiaro. È questo che sta rendendo il Messina una compagine che, se proseguirà in questo percorso, rischia di diventare davvero imbattibile.»
