ESCLUSIVA – Tra ricordi e futuro, parla Luca Fusco: «Salerno è casa, a Messina un legame indissolubile. Mio figlio Gerardo? Emozione e ansia, ma sta crescendo bene»
Capitano di lungo corso e specialista in salti di categoria, Luca Fusco ha rappresentato il prototipo del difensore moderno: qualità tecnica e visione di gioco nell’impostare l’azione unite al senso della posizione e alle letture difensive del libero di una volta.
Storica bandiera della Salernitana e tra i protagonisti della promozione del Messina in Serie A nel 2004, ha poi intrapreso il percorso in panchina: dopo la formazione nei settori giovanili di Salernitana e Juve Stabia e il ruolo di vice alla Pro Vercelli, ha guidato in Serie C piazze importanti come Paganese e Sorrento in D, prima di assumere nel 2025 la guida della prima squadra del Pompei.
Dalla Nazionale Under 21 di Marco Tardelli ai duelli contro Ronaldo “il fenomeno” e Batistuta fino all’attuale lavoro da allenatore, ripercorriamo la sua carriera attraverso le sue parole.
Il legame con la sua terra d’origine e con la maglia granata costituisce la pietra angolare di un cammino umano e sportivo straordinario. Riavvolgendo il nastro degli esordi, Fusco ricorda con orgoglio il percorso che lo ha portato dal settore giovanile fino a diventare il punto di riferimento del calcio salernitano:
«È stata una soddisfazione enorme: sono salernitano, ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile e, dopo l’anno in prestito alla Cavese in D dove vincemmo il campionato, sono tornato a Salerno per giocare nella squadra della mia città. Indossare la fascia da capitano e stabilire il record di presenze in campionato sono emozioni e traguardi bellissimi che porto ancora oggi con me. Devo molto sia al presidente dell’epoca, Aliberti, sia a mister Delio Rossi: credettero in me, dandomi la possibilità di giocare in Serie B e di far parte di quel gruppo che riportò la Salernitana in Serie A dopo cinquant’anni. La fiducia che mi confermarono l’anno successivo in massima serie è stata lo snodo fondamentale per la mia carriera e per diventare, negli anni a seguire, un punto di riferimento per i compagni nello spogliatoio.»
Tra le tappe più significative della sua traiettoria agonistica spicca inevitabilmente la parentesi in riva allo Stretto. Un passaggio cruciale che ha lasciato un’impronta profonda sia sul piano professionale che su quello personale, stringendo un nodo indissolubile con la città di Messina:
«Quella di Messina è un’annata che porto stretta nel cuore per l’affetto della gente, per il calore della piazza e per una stagione strepitosa, coronata da un’altra promozione storica in Serie A. Tuttora seguo con molta attenzione le vicende del Messina: fa male vederlo in Eccellenza, una categoria che per la passione, l’importanza della piazza e il seguito dei tifosi non le appartiene affatto. Spero davvero che possa tornare il prima possibile nel calcio che le compete. Per me e per la mia famiglia è stata una tappa fondamentale e bellissima: lì ho ancora tanti amici e proprio a Messina è nato il mio primo figlio, Gerardo.
Concluso il capitolo da calciatore, per Fusco si sono aperte le porte della panchina. Un percorso di studio e gavetta iniziato nel lavoro con i giovani e proseguito fino alla prima vera prova da responsabile di prima squadra in una piazza complessa come Pompei:
«Dopo gli anni nei settori giovanili di Juve Stabia e Salernitana, ed esperienze con Paganese e Sorrento a Pompei sono subentrato in una situazione non semplice, dopo che la squadra aveva già cambiato due allenatori ed era relegata nelle ultime posizioni di classifica. Ce l’ho messa tutta per cercare di risollevare le sorti del gruppo: all’inizio eravamo anche partiti bene, poi purtropto le cose non sono andate come speravamo. Fa tutto parte del bagaglio d’esperienza: anche dalle difficoltà si trae il meglio per crescere. Ora sono in attesa di un progetto serio che mi dia la possibilità di dimostrare il mio valore anche in panchina. Nel calcio di oggi non è semplice per vari fattori noti a tutti, ma aspetto con pazienza la chiamata giusta per rimettermi subito in gioco.»
Nel frattempo, l’attesa di una nuova opportunità professionale coincide con il ruolo di padre e di spettatore attento dell’evoluzione della carriera del figlio Gerardo, attaccante classe 2005 impegnato a ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama calcistico professionistico con la maglia della Cavese:
«In attesa della chiamata giusta mi sto godendo la famiglia e seguo da vicino mio figlio Gerardo. Questo è il suo secondo anno a Cava de‘ Tirreni, una piazza che conosco benissimo per averci vinto il campionato nel 1996/97 e che ricordo con grande affetto per la straordinaria passione del pubblico. Gerardo sta facendo molto bene e sono davvero felicissimo per lui, ha anche segnato 3 goal ed è in un ambiente dove credono nei giovani. Il mister gli sta dando fiducia e deve solo continuare a lavorare. Certo, seguire un figlio da padre e da ex calciatore trasmette sempre un misto di grande emozione e un pizzico d’ansia, ma lo accompagno con enorme interesse e orgoglio.»
Da tecnico e da attento conoscitore delle dinamiche di spogliatoio, Fusco osserva con lucida obiettività anche la profonda trasformazione tattica che ha investito il ruolo del difensore centrale rispetto all’epoca in cui calcava i campi da protagonista:
«È un calcio completamente diverso rispetto a quello dei miei tempi. Allora il compito principale era difendere e c’erano pochissimi compiti di impostazione, anche se per caratteristiche io mi consideravo già un giocatore un po’ più moderno per l’epoca. Da diversi anni la direzione è cambiata: oggi al difensore, così come al portiere, si chiede prima di tutto di avviare la manovra e cercare la superiorità numerica fin dalla prima linea. Forse la sensazione è che oggi si difenda un po’ meno bene nella marcatura pura rispetto al passato, ma è un passaggio obbligato e bisogna sapersi adeguare all’evoluzione dei tempi. Positivo o meno che sia, oggi un allenatore deve insegnare ai propri difensori e al portiere a essere protagonisti attivi nella fase di possesso fin dall’inizio dell’azione.»
