Il destino a volte è beffardo, specialmente quando ti permette di sognare per poi trascinarti di colpo negli inferi. La retrocessione sul campo in Eccellenza rappresenta una delle pagine più tristi della storia del Messina calcio, specialmente dopo una prima metà di campionato che aveva illuso i supporter giallorossi di poter ambire alla salvezza diretta.
Come ogni anno, nonostante la tragedia sportiva appena consumatasi, è tempo di operare un bilancio. In particolare vi proponiamo i nostri giudizi sui calciatori, staff e dirigenti della stagione appena conclusasi:
Portieri:
- Paduano (s.v.): Solo una presenza per l’estremo difensore campano in Coppa Italia contro la Vigor Lamezia, troppo poco per poterlo giudicare.
- Sorrentino (6): Inizia la stagione da titolare fisso, poi l’arrivo dell’under Giardino gli complica i piani. Durante il suo periodo tra i pali alterna grandi parate ad errori grossolani, ma in più occasioni durante il girone di andata abbassa la saracinesca rendendo la difesa peloritana la meno battuta della prima metà di campionato.
- Giardino (6): Arriva in una fase complicata del campionato, durante la quale si trova costretto ad esaltarsi in più occasioni per tenere in piedi la baracca. Nonostante la giovane età mostra tutte le doti che lo hanno portato in riva allo Stretto, anche se in alcuni casi la sua inesperienza fa correre qualche brivido di troppo alla retroguardia messinese.
Difensori:
- Trasciani (7): Quando è arrivato di fatto il Messina era ancora un cantiere aperto, ma il cuore lo porta ugualmente a difendere questi colori come se fossero i suoi. Non lesina mai impegno e sudore, anzi spesso e volentieri mette anche più di quello che ha. Nel girone di andata si erge a leader della difesa, in quello di ritorno soffre durante il periodo di flessione di tutta la squadra. Le sue lacrime al fischio finale di Ragusa raccontano di tutto l’amore per questa maglia e la città.
- De Caro (5,5): Di fatto è tra i pochi ad esserci dall’arrivo di Romano, che lo considera perno indissolubile della sua difesa a tre. Duttile nell’impiego tattico, si districa bene tra la corsia esterna e il braccetto andando più volte vicino a trovare il goal su calci piazzati. Dopo l’addio del tecnico ex Licata però inizia a scendere nelle gerarchie dello spogliatoio, trovando meno spazio tra gli undici titolari. Ad aggiungersi a questo anche qualche errore come l’intervento da rigore al 90’ contro il CastrumFavara.
- Clemente (6): Ogni volta che è sceso in campo ha dato la sensazione di poter stare in qualunque zona. Inizialmente viene schierato da centrocampista, poi Romano in momenti di difficoltà decide di impiegarlo come centrale di difesa. È proprio lì che mostra le sue ottime doti fisiche, nonostante qualche problema di troppo che lo condiziona nella costanza.
- Orlando (6): Anche lui muta ruolo a stagione in corso, inizialmente viene impiegato da terzo centrale per poi essere liberato a tutta fascia sulla corsia mancina. È proprio lì che mette in mostra buona atleticità e un fine tocco di palla. Purtroppo un infortunio alla caviglia gli impone di chiudere la stagione quasi con un girone di anticipo, ma fino ad allora resta quasi sempre tra i migliori in campo
- Bosia (6,5): Giovane ma con tanta personalità, ogni volta che è in campo contrasta ogni avversario che gli si pone davanti. La statura e il fisico imponente lo aiutano nel compito, nonostante qualche problemino fisico di troppo. Mezzo voto in più per la prestazione contro il Ragusa, un goal annullato e una nitida occasione che potevano valere una stagione.
- Bonofiglio (5): L’under di scuola Cosenza non brilla in giallorosso. Solo una chance dal primo minuto concessa da mister Parisi, ma la fiducia non viene ripagata. In generale resta un punto interrogativo anche quando subentra, ma se bisogna valutarlo per quanto visto…
- Werner (5,5): Il figlio di Julio Cesar arriva a Messina in un momento di ricostruzione e resta fuori dal giro per qualche giornata a causa di un infortunio. Dal suo ritorno a disposizione però mostra sprazzi di qualità e atletismo, dovendo spesso soffrire insieme ai compagni entrando a partita in corso. Poche le chance dal primo minuto.
- Pedicone (5): Uno dei giocatori più chiacchierati del mercato invernale, quando il suo tesseramento non venne ratificato per settimane. Una volta approdato alla corte di Romano però non rispetta le tante aspettative create. Poche le prestazioni effettivamente convincenti nonostante le buone premesse, l’infortunio a fine aprile lo stronca definitivamente.
- Ivan (6): Il voto è di incoraggiamento per la sfortuna che ha colpito il ragazzo, rottura del legamento crociato e stagione finita. Fino a quel momento le due prestazioni sono un altalena, inizio molto promettente ma a lungo andare non riesce a mantenere gli standard.
Centrocampisti:
- Garufi (6,5): Il capitano di questo gruppo, un uomo sia nelle dichiarazioni che nel campo. Nonostante gap evidenti di velocità con gli avversari compensa con una invidiabile cattiveria agonistica. Lotta su ogni pallone ed è sempre l’ultimo a mollare, tutte caratteristiche che lo incoronano tra i leader dello spogliatoio. Anche lui va in difficoltà durante la crisi di risultati, ma cerca di mantenere lucidità e calma.
- Aprile (5,5): Inizia la stagione in modo molto performante, purtroppo però il suo rendimento inizia a calare con il passare delle giornate. Da titolare inamovibile diventa riserva di lusso fino, poi, in alcune occasioni, a non vedere il campo. Buon giocatore in prospettiva, che necessita però di costanza nelle prestazioni.
- Bombaci (6): Viene chiamato in causa solo ad inizio e fine stagione, nel frattempo lavora silenziosamente in gruppo. Ad inizio campionato mostra qualche incertezza di troppo, mentre agli ultimi giri di boa tira fuori una personalità da messinese puro sangue che lo eleva tra i migliori per rendimento. Peccato per il poco spazio trovato.
- Saverino (6,5): Tra i più prolifici della squadra, resta il trascinatore del girone di andata ma si perde in quello di ritorno. Dopo aver segnato solo reti decisive il messinese esce fuori dalle rotazioni dei favoriti ad una maglia da titolare, trovandosi spesso a subentrare a partita in corso. Non lesina mai impegno, mettendo anima e cuore in ogni secondo trascorso sul rettangolo verde. Peccato per il calo di rendimento, averlo nella forma migliore per tutta la stagione avrebbe potuto regalare uno scenario diverso. Quella punizione nel finale dell’Aldo Campo grida ancora vendetta.
- Zucco (5,5): Dai lampi ad inizio campionato al nulla cosmico fino a poche giornate dalla fine del campionato. Sembrava destinato all’addio, invece entra nelle grazie di mister Feola che gli concede sempre più minuti. Per lui una rete importante a Barcellona, ma soprattutto una grinta ritrovata.
- Maisano (5,5): Vale lo stesso discorso fatto per Zucco, solo che lui resta spesso fuori dagli uomini chiamati in causa apparentemente senza motivo. Dopo un periodo negativo ritrova il campo con più costanza e torna a saltare l’uomo più forte di prima. Più positiva la prima parte di stagione, dove spesso e volentieri mette in crisi i difensori avversari.
- Matese (6): Torna a Messina durante il mercato invernale, ma stavolta le cose vanno sotto il profilo personale per il verso giusto. Prestazioni di spessore e tanto agonismo a servizio dei propri compagni, spesso è lui a fare la differenza in mediana. Sfortunatamente qualche problemino fisico lo tiene fuori dal campo in momenti importanti.
- Papallo (s.v.): Uno degli oggetti del mistero voluti dal Racing City Group. Arriva a Messina con tante voci positive alle spalle, ma all’atto pratico vede il campo solo contro il Milazzo a fine stagione…per 3 minuti. Impossibile valutarlo, non basta il curriculum.
- Veron (s.v.): a Messina da inizio campionato, lui figlio d’arte del Veron della Reggina. Purtroppo non trova lo spazio che merita, proprio per questo decide di accasarsi in Eccellenza calabrese. Un peccato non aver visto di che pasta è fatto.
- Fravola (5): Spesso aspramente criticato per una condizione fisica non al top, ma il centrocampista romano ogni volta che viene chiamato in causa si spreme fino all’ultimo. Non trova il giusto spazio, proprio per questo si trasferisce in Eccellenza al Modica. A onor di cronaca, fatica troppo in maglia giallorossa.
- Tesiija (5,5): Il suo addio rappresenta un vero peccato, dato il buon rendimento fino a metà stagione. Atleticamente impeccabile e con una cattiveria agonistica superlativa, spesso viene chiamato in causa a partita in corso. Non mancano gli errori, come quello in casa contro il Gela, ma la sua rete in rovesciata ad Enna resterà una delle migliori marcature di questa stagione.
Attaccanti:
- Roseti (7): Ad inizio stagione non si pensava potesse diventare il miglior marcatore del Messina, ma dopo la rete nel derby contro la Reggina entra in fiducia e apre una striscia di goal pesantissimi. In generale tanto lavoro per la squadra, spesso a fare a “botte” con i difensori spalle alla porta. Se al 119’ fosse entrata la sua conclusione avremmo parlato di eroe della “patria”, purtroppo la parata di testa di Esposito gli toglie il goal più pesante della sua carriera. Il suo pianto a fine partita resterà una delle foto più commoventi della stagione.
- Tourè (7): L’autentica freccia nera dello Stretto, spesso e volentieri decisivo sotto porta. Un campionato positivo nonostante i due mesi di basso rendimento (causa infortunio). I suoi sono probabilmente i goal migliori della stagione, in particolare quelli contro CastrumFavara, Ragusa e Milazzo resteranno scolpiti nelle menti dei tifosi giallorossi. Proprio sul più bello non riesce ad incidere, in quella partita dove tutti lo inquadravano come l’uomo in più.
- Oliviero (5,5): Dal suo arrivo viene quasi sempre schierato dal primo minuto. L’under scuola Catanzaro mette in mostra ottime doti nell’uno contro uno, ma anche troppa leziosità che in alcune situazioni è costata qualche contropiede. Positivo il suo arrivo, che rende più imprevedibile il tridente offensivo. Troppo altalenante.
- Tedesco (5,5): Il suo curriculum permetteva di aspettarsi qualcosa in più. Arriva dal mercato invernale in sovrappeso e ritardo di condizione, ma viene impiegato per pura necessità. Con il tempo acquista sempre più fiducia dei mister, diventando il centravanti titolare a discapito del più decisivo Roseti. Come il compagno lotta duramente con i difensori, spesso venendo abbattuto senza che gli arbitri ravvisino alcuna infrazione. Solo due le reti totalizzate, di cui la più importante contro la Reggina al “Granillo” che stava quasi per valere il secondo blitz. Se dovessimo giudicarlo per la cattiveria vista a Ragusa, staremmo parlando di altro.
- Zerbo (4,5): Probabilmente la più grande delusione del mercato targato Evangelisti. Anche lui per curriculum avrebbe dovuto fare la differenza, ma a conti fatti risulta impalpabile e protagonista in negativo. Si presenta con una discreta leadership all’esordio, ma fare tutto da solo non lo porta da nessuna parte. Sicuramente più adatto da motivatore nello spogliatoio.
- Kaprof (4): Il colpo di mercato “copertina” che si rivela un flop colossale. Il giocatore fortemente voluto da Pagniello non riesce mai ad entrare nelle gerarchie degli allenatori, venendo schierato dal primo minuto solo in due occasioni. Sia chiaro, il talento c’è e si vede, ma il suo calcio forse sarebbe più adatto in Argentina che in Serie D. Nonostante le difficoltà incontrate lotta con il cuore ogni volta che tocca l’erba del rettangolo di gioco, arma in più dell’argentino.
- Azzara (5): Ad inizio campionato sembrava essere il giusto centravanti per i giallorossi, appena qualche giornata dopo smentisce le aspettative. La super doppietta contro la Sancataldese non basta per entrare nelle grazie di mister Romano, e da lì inizia consequenzialmente il suo rapido declino. A metà stagione si trasferisce alla Vibonese, dove però non trova più spazio di quanto ottenuto a Messina.
- Elia (5,5): Il giovane calabrese resterà nei ricordi dei tifosi peloritani per quello splendido assist in rovesciata al 91’ sul campo del Sambiase. Per il resto poco altro, dato che arriva in un momento della stagione dove le gerarchie sono già ben delineate. Da lì la scelta di lasciare la Sicilia alla volta di San Marino.
Staff e dirigenza
- Mister Romano (6,5): Torna a Messina per puro amore della maglia, completando un girone di andata davvero fenomenale per i mezzi a disposizione. Solo un folle avrebbe accettato di partire con 14 punti di penalizzazione, ma lui non si lascia spaventare inculcando nei suoi ragazzi una mentalità da Messina. Poco prima di essere sollevato dall’incarico inizia a mostrare qualche piccolo segno di flessione nel gioco e nei risultati, motivo per il quale la dirigenza decide di sostituirlo
- Mister Parisi (5,5): Una scelta interna votata alla storia. Purtroppo il passo di Davis e Pagniello si dimostra più lungo della gamba, nonostante lo stesso ex terzino giallorosso abbia ottenuto le stesse vittorie del suo successore
- Mister Feola (4): Ai punti meritava l’esonero a poche giornate dalla fine del campionato, la dirigenza opta per la conferma. Dal suo arrivo la squadra non è mai sembrata sulla stessa lunghezza d’onda, solo contro la Reggina (suo esordio) le premesse sembravano molto ambiziose. C’è tanto di suo nella disfatta culminata con la retrocessione.
- Direttore Martello (6,5): Probabilmente insieme a Romano è colui che meriterebbe di più delle scuse. Costruisce una rosa da zero con giocatori autoinvitati ai primi allenamenti. Nonostante tutto non demorde e soffre con la squadra fino alle sue dimissioni. Un vero peccato averlo perso per colpa di scelte dirigenziali mai chiare (vedi il caso Corda).
- Direttore Evangelisti: il 90% del mercato di gennaio si rivela un buco nell’acqua. La squadra andava rinforzata, per consentire di mantenere un’intelaiatura adatta al gioco fino a quel momento espresso. Nonostante le buone credenziali non viene supportato dalla società nelle sue proposte e subisce l’esonero sul finire del campionato.
- Justin Davis: Alla prima esperienza da presidente di un club di spessore come il Messina. Nei fatti deve ancora imparare molto di cosa vuol dire rappresentare i colori giallorossi. Tanti proclami sui social ma spesso e volentieri assenteista quando c’è da metterci la faccia davanti ai giornalisti. La gratitudine per aver salvato il titolo sportivo c’è, ma se questo non sarà seguito da fatti concreti al posto dei semplici proclami la città di Messina se ne farà ben poco.
- Morris Pagniello: Vale lo stesso discorso del compagno e amico Davis. Teoricamente sarebbe il direttore sportivo di questa squadra, ma il colpo internazionale (Kaprof) da lui portato a Messina si è rivelato il flop più clamoroso della stagione. Servirà tanto lavoro per cambiare rotta.

