REGGIO CALABRIA– Si presenta in sala stampa con orgoglio e rammarico cuciti addosso. Mister Torrisi non si nasconde dopo il successo casalingo 4-2 sul Sambiase che chiude la regular season. Il traguardo promozione è sfumato, e il tecnico se ne prende tutte le colpe.
“Chi vince ha sempre ragione”, taglia corto Torrisi. “C’è tanto rammarico perché avevamo la consapevolezza che questo campionato fosse alla nostra portata. La piazza di Reggio, per blasone e potenzialità, in Serie D non dovrebbe avere rivali. La Reggina doveva stravincere il campionato. In estate tutti pensavamo non ci fosse storia, nonostante gli investimenti stratosferici della Nissa”.
Il cammino degli amaranto è stato segnato da un avvio complicato, poi la lunga rincorsa: “Grazie al grandissimo lavoro dei ragazzi abbiamo rimesso in piedi la stagione e riacceso la speranza, nonostante il caos totale. Dicevo che si poteva rimontare non perché fossi matto, ma perché c’era la consapevolezza di poter dimostrare qualcosa d’importante. Abbiamo centrato dieci vittorie di fila, la vittoria era alla portata. Non siamo stati bravi e non sono stato bravo in primis io”.
Torrisi si assume la responsabilità del mancato primo posto: “Dovevo fare più del massimo. Ho fatto un buon lavoro, ma non un lavoro eccezionale. Vince solo una squadra, complimenti al Savoia. Loro l’hanno voluto vincere, hanno fatto un campionato lineare. Noi siamo qui a leccarci le ferite. Però ai ragazzi non posso rimproverare nulla per il percorso fatto insieme”.
Sulla gara con il Sambiase, l’analisi è lucida: “Oggi abbiamo sbloccato subito la partita e diventiamo un’altra squadra. Si aprono spazi e cambia tutto. A parte il secondo tempo di Lamezia, a questa squadra posso davvero dire poco. A Lamezia è scesa in campo una squadra dismessa, scarica, che non aveva alcuna voglia di vincere quella partita”.
Niente alibi sulla pressione, anzi: “Non esiste la pressione di vincere, è la cosa più bella del mondo. Se non ho la pressione di vincere, ho sbagliato lavoro. Tutti vorrebbero avere la pressione di vincere, è un privilegio. Non ce l’hanno tutti. Vincono sempre i soliti. Non deve essere un alibi la pressione. Fare l’allenatore della Reggina è come vivere un sogno”. L’autocritica arriva subito dopo: “Non ho trasmesso la giusta intensità mentale in alcune partite, soprattutto dopo le vittorie più prestigiose”.
Ora testa ai play-off. E il primo ostacolo ha un sapore particolare: “Affrontare l’Athletic Palermo al Granillo mi dà uno stimolo immenso per quanto accaduto all’andata. Deve farci uscire il veleno”.

