La Nuova Igea Virtus rompe il silenzio e lo fa con un comunicato ufficiale che non lascia spazio a interpretazioni. Dopo la trasferta di Torre Annunziata, la società barcellonese mette nero su bianco una serie di episodi che, partita persa a parte, hanno trasformato la domenica in una pagina nera da archiviare.
UN PUNTO DI NON RITORNO
La nota parte da un presupposto chiaro: la sconfitta sul campo, arrivata al termine di una gara giocata alla pari, è già digerita. Quello che non si può accettare è il contorno. “Da settimane subiamo minacce, insulti e intimidazioni che minano la tranquillità del club e alimentano un clima d’odio”, scrive la società. La trasferta in Campania, però, ha rappresentato “un punto di non ritorno”.
IL PULLMAN DANNEGGIATO E IL VIAGGIO DELLA PAURA
Tutto comincia alle prime ore del mattino, nel parcheggio dell’hotel di Cava de’ Tirreni: il pullman giallorosso viene trovato con le gomme danneggiate. Non è un caso isolato. Durante il trasferimento verso lo stadio, racconta l’Igea, il gruppo squadra e alcune auto di dirigenti vengono “scortati” da oltre dieci scooter con volti coperti e targhe occultate. Insulti, manovre pericolose in autostrada, minacce e gesti inequivocabili: “Attimi di tensione che hanno messo a rischio l’incolumità di tutti”. Le forze dell’ordine, presenti lungo il tragitto, hanno assistito alla scena. Tutto è già stato riferito alle autorità competenti.
ACCOGLIENZA NEGATA E TENSIONE ANCHE ALLO STADIO
Una volta arrivati all’impianto, la situazione non migliora. La società evidenzia l’assenza della dirigenza locale nelle fasi di accoglienza pre-gara, prassi consolidata al “d’Alcontres-Barone” quando i ruoli sono invertiti. Non solo: vengono segnalate “acredini” da parte di alcuni tesserati campani, in particolare verso il presidente onorario giallorosso, degenerate solo grazie all’intervento della pubblica sicurezza.
LA POSIZIONE DEL CLUB
L’Igea Virtus prende le distanze “da tutto e da tutti, dalla violenza verbale e da quella perpetrata in altro modo”. La speranza è che episodi simili “restino sempre più lontani dal mondo dello sport e della sana competizione”. Nel comunicato si sottolinea come questi comportamenti nulla abbiano a che fare con campanilismo o rivalità: “Se non è stato un agguato o un’intimidazione, sarà chi di dovere a stabilirlo”.
La società ringrazia le autorità per il lavoro svolto e ribadisce di aver consegnato ogni elemento utile a ricostruire i fatti, anche quelli non riportati pubblicamente per la loro gravità. Ora la parola passa agli inquirenti. Sul campo resta uno 0-3, fuori resta una ferita che l’Igea chiede di non ignorare.

