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Piove sul bagnato: il “Giovanni Celeste” si allaga. Si riapre il capitolo sulle strutture fantasma di Messina

​È bastato un temporale di poche ore per far ripiombare la realtà in faccia alla città.

Le immagini e le testimonianze raccolte nelle ultime ore al stadio “Giovanni Celeste” raccontano una storia che a Messina si ripete ormai con un’ostinazione quasi grottesca: tribune trasformate in cascate improvvisate, spogliatoi allagati e locali interni resi inagibili dall’acqua piovana.

​Non si tratta di voci di corridoio o di illazioni da bar: a documentare il disastro sono stati gli stessi cittadini ed esperti presenti sul posto, i cui racconti — affidati ai social e alla cronaca cittadina — mostrano un quadro fin troppo chiaro per poter essere smentito.

​L’episodio del Celeste, purtroppo, non è una cattedrale nel deserto, ma il sintomo di un malessere strutturale e cronico che affligge l’impiantistica sportiva messinese.

La memoria corre inevitabilmente a un’altra ferita mai rimarginata della città: il Palasport di Mili. Una struttura costata tempo e risorse pubbliche, nata praticamente già morta e mai realmente fruibile proprio a causa di infiltrazioni d’acqua e difetti costruttivi che l’hanno resa inutilizzabile fin dal primo giorno.

​Di fronte a scenari del genere, la rabbia della cittadinanza è più che giustificata e la parola “vergogna” cessa di essere un’esagerazione per diventare una semplice constatazione.

​Messina non può continuare a vivere nell’emergenza perenne a ogni minima variazione meteo. Lo sport cittadino, i tifosi e gli atleti meritano spazi dignitosi, sicuri e funzionali, non strutture di carta pesta che si sciolgono alla prima pioggia di stagione. Risposte concrete e interventi immediati non sono più rinviabili: la città è stanca di galleggiare sulle solite scuse.

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