Interpretare le quindici pagine di motivazioni depositate dal Tribunale Federale Nazionale sulla penalizzazione inflitta all’ACR Messina è stata una vera e propria faticaccia. La curiosità era troppa, la voglia di vederci chiaro anche, e alla fine il pezzo è stato completato, pur non essendo il nostro pane quotidiano.
Il verdetto, spogliato del linguaggio giuridico più complesso e dei passaggi meno comprensibili per chi non è addetto ai lavori, lascia in bocca il sapore acre di un copione già scritto. La sensazione forte è che questa proprietà, questo Messina, dia parecchio fastidio nei piani alti del palazzo.
Certo, nelle carte c’è scritto che la nuova dirigenza, al momento di rilevare il club, fosse perfettamente a conoscenza della pendenza in corso, accollandosi così il rischio di future conseguenze nate da gestioni passate. Questa, ovviamente, è la tesi che sostengono loro nel provvedimento; quanto ci sia di reale e quanto invece sia una comoda sponda per giustificare la stangata, resta tutto da dimostrare.
Il vero buco nero: il cortocircuito sui tesseramenti
Ma c’è un passaggio chiave che fa acqua da tutte le parti, un vero e proprio autogol della Lega: la gestione dei tesseramenti.
L’inibizione di Alaimo era un dato pubblico, sotto gli occhi di tutti, della Lega e soprattutto dell’Ufficio Tesseramenti. Se un organo di controllo federale, il cui unico lavoro è spulciare la regolarità formale dei contratti, riceve e convalida un accordo firmato da un tesserato inibito senza fiatare, sembra scontato che quel silenzio valga come un tacito via libera. Pretendere che la nuova dirigenza avesse la palla di vetro per fiutare l’inghippo – ignorato da chi è istituzionalmente pagato per vigilare – è un esercizio di equilibrismo che non sta in piedi. È su questo preciso cortocircuito che la società deve fare muro.
Verso il campo: ripartire dal rettangolo verde
La battaglia non finisce qui, ma adesso il pallone deve tornare a rotolare dove fa meno male: sul rettangolo verde. Il Messina ha dimostrato di avere la tempra, gli attributi e la spinta di una tifoseria che non china la testa per ribaltare i pronostici. I punti persi a tavolino si recuperano sudando la maglia un metro alla volta, con il lavoro dello staff e il boato della Curva.
Fuori dal campo, però, servono linearità e rispetto. Le sentenze si accettano quando fanno parte delle regole del gioco, ma la dignità di una maglia gloriosa merita trasparenza. Il Messina vuole solo una cosa: poter lottare ad armi pari

