La scorsa settimana abbiamo riavvolto il nastro con Enrico Buonocore, ex compagno di squadra e protagonista di quella stagione indimenticabile. Oggi è il turno di un suo compagno dell’epoca, altro uomo simbolo dell’ACR Messina: Vittorio Torino.
Attaccante letale e trascinatore, Torino ha lasciato il segno a Messina con oltre 90 presenze in biancoscudato e 46 gol all’attivo. La sua annata migliore resta la 1998/99, quando trascinò i peloritani dalla C2 alla C1 con 24 reti, laureandosi capocannoniere e diventando l’idolo della Curva.
Cresciuto a pane e gol, ha chiuso la carriera nel 2005 tornando alle sue origini campane, prima con la maglia della Nocerina e poi con l’Ischia.
Con lui parliamo del Messina di oggi, della retrocessione in Eccellenza e di cosa serve per riportare la piazza dove merita.
“Mi è dispiaciuto per chi ama davvero questa maglia”
Torino non nasconde l’amarezza per il tracollo dei giallorossi. “Mi è dispiaciuto moltissimo. Chi è legato alla maglia del Messina sa cosa significa. Cosa non ha funzionato? Credo la mancanza di una società che avrebbe dovuto amare di più la città, la squadra e i tifosi. Oggi il calcio è programmazione, organizzazione, continuità di risultati. Se non ci sono queste basi non puoi fare calcio: sono le fondamenta”.
L’entusiasmo di un tempo e il peso dell’assenza di progetto
L’ex attaccante ha vissuto gli anni dell’entusiasmo in riva allo Stretto e sa quanto contino le basi solide. “Il calcio è cambiato. Una volta si giocava per amore, per la passione, per la maglia che indossavi. Oggi questo credo sia svanito: si pensa solo ai propri interessi. Non saprei che consiglio dare ai giovani, ma sicuro gli direi di giocare col cuore e godersi i momenti che una piazza come Messina può darti, sotto tutti i punti di vista”.
Da dove ripartire? “Dal settore giovanile e da una figura che conosca la piazza”
Alla domanda su come ricostruire, Torino non ha dubbi: “Il settore giovanile è fondamentale, è lì che trovi risorse anche economiche. Ma serve anche una figura importante che conosca la piazza, che possa trasmettere a chi indossa la maglia biancoscudata cosa significhi. Dietro a tutto questo, però, ci vuole una società importante e solida”.
1998/99: 24 gol e la promozione in C1
I ricordi di quel Messina restano indelebili.
“I ricordi che vivo sono tanti, farei fatica a dire quale. Sicuramente l’affetto dei tifosi resta indelebile. Il rapporto con la città era fantastico: si viveva di calcio, lo sentivi e lo vedevi girando per le strade, e questo era importante”.
La forza dello spogliatoio
Un gruppo unito valeva più dei singoli.
“Noi avevamo uno spogliatoio particolare. Negli allenamenti ci picchiavamo, litigavamo, ma la domenica si entrava in campo tutti uniti, un corpo solo. La forza di quel gruppo era la voglia di lottare anche per il compagno”.
Perché non è rimasto nel calcio
Dopo il ritiro tra Nocerina e Ischia, Torino non ha intrapreso la strada dirigenziale. “Non è che non sono rimasto nel calcio, purtroppo è difficile inserirsi per tanti motivi. Ci sono troppe persone dentro che non hanno mai dato un calcio a un pallone, e questo è un problema. Guarda la Nazionale: terzo Mondiale fuori, e questo la dice tutta”.
Il messaggio ai tifosi
Chiusura dedicata alla piazza che soffre ma non molla. “Ai tifosi dico di continuare ad amare il Messina, ma so che lo faranno sempre. Avere pazienza: prima o poi il Messina tornerà grande e tornerà dove città e tifosi meritano”.

