Il primato solitario in classifica è un giusto premio, ma il traguardo è ancora lontano e la rotta verso la vittoria passa unicamente dal lavoro quotidiano e dall’umiltà. Alla vigilia della sfida interna contro la Leonzio, l’allenatore del Messina ha tracciato il quadro del momento attraversato dai giallorossi, chiedendo alla squadra di non abbassare l’asticella della concentrazione e di mantenere intatta quella fame che finora ha fatto la differenza.
Un’identità forte che si costruisce giorno dopo giorno sul campo di allenamento, come sottolineato dallo stesso tecnico: «Come tutte le settimane, siamo una squadra che spinge a mille dal martedì al sabato, una squadra che lavora curando i dettagli, affamata, che ha nel suo DNA quella voglia giornaliera di vincere anche le partitelle e le sfide nei riscaldamenti. Noi abbiamo costruito e stiamo cercando di consolidare questa mentalità che ti porta a spingere sempre, perché questo porta competizione ed è fondamentale per un gruppo che ha tantissimi giocatori importanti».
Nonostante la vetta solitaria conquistata nell’ultimo turno, l’allenatore preferisce non guardare troppo ai numeri della graduatoria, ben consapevole del peso specifico che la maglia biancoscudata rappresenta per qualsiasi avversaria: «Sul discorso del primo posto, lascia il tempo che trova riguardo all’avversario. Quando le altre squadre incontrano il Messina non guardano la classifica: questo è un club il cui nome e la cui storicità vanno al di sopra della categoria e del campionato. Quando ci affrontano è normale che per tutti sia un’altra partita, l’abbiamo visto anche in trasferta per l’accoglienza e il rispetto che nutrono. Dal canto nostro, abbiamo fatto grandi prestazioni e risultati perché abbiamo ricambiato questo rispetto, ed è ciò che ci fa alzare l’asticella della concentrazione. Il rispetto dell’avversario dà quella forza e quell’inerzia mentale per non avere mai sufficienza e portare a casa i tre punti. Primi bisogna esserlo a maggio, non adesso. Oggi siamo da soli in testa e dobbiamo consolidare il primato, dimostrando che il destino è nelle nostre mani».
Nel dibattito sulla gestione delle energie e sulla programmazione a lungo termine, specie in vista di un mese di novembre ricco di impegni e scontri diretti, la guida tecnica del Messina glissa sui calcoli individuali o di fattore tempo, riportando l’attenzione sull’estrema equilibrio del girone: «Nel mese di novembre giocheremo partite che daranno tre punti, non li danno adesso. Non c’è un mese in cui determiniamo la stagione. Questo campionato dimostra settimanalmente le sue insidie: il pareggio con la Nebros ci ha lasciati scontenti, ma loro stanno dimostrando di fare risultati importanti. Lo stesso Scordia, dopo la gara con noi, si è qualificato in coppa e ha vinto a Lentini. Si possono perdere e guadagnare punti con tutti. Ottobre poteva darci spinta per proiettarci verso il traguardo, ma si penserà poi a novembre partita per partita, in base a come ci arriveremo. La squadra sta dimostrando maturità e ha ben impresso cosa fare: il destino è nelle nostre mani ogni giorno perché siamo la squadra più forte del campionato, su questo ci sono pochissimi dubbi. Per battere la Leonzio serve una grande prestazione contro un avversario che prova a proporre idee: la gara può diventare semplice solo dopo che il Messina fa il Messina attraverso l’atteggiamento e la ferocia, base imprescindibile prima della qualità».
Una mentalità feroce dimostrata anche da chi subentra a gara in corso o da calciatori abituati in carriera a categorie superiori, a testimonianza di un gruppo coeso e affamato: «Non si può prescindere dalla cattiveria e dalla fame di vincere tutti i duelli. Ho sempre detto ai ragazzi che il nostro atteggiamento invasivo nel possesso deve essere simile a quello di un bambino a cui togli il giocattolo o di un cane a cui togli l’osso. Chi vuole far parte di questo processo tattico deve fare tutto questo: se lo fa Sarao, se lo fa Varela, se lo fa Bonanno quando entra, lo devono fare tutti. La squadra mette in campo quello che l’allenatore riesce a far credere ai ragazzi, è il transfert che fa la differenza. Per vincere questo campionato bisogna dimenticare chi ha fatto la C, la D o la B: esiste solo il Messina. Dobbiamo uscire da questo campionato vittoriosi capendo che con questa categoria questo club non c’entra nulla. È la famosa “tattica emotiva” che stimola il calciatore e mette in difficoltà l’allenatore. Bisogna livellare la ferocia che gli altri mettono in automatico quando affrontano il Messina, perché a livello emotivo questa maglia trasmette qualcosa che nessun altro in questo campionato può trasmettere».
Infine, lo sguardo si sposta sulle condizioni della rosa e sulla gestione degli infortunati in vista del match imminente, con il tecnico che rifiuta qualsiasi tentazione di turnover preventivo: «L‘unico impegno importante che ha il Messina è la Leonzio, è la partita più importante e non possiamo fare calcoli, dobbiamo vivere alla giornata. Per quanto riguarda l’infermeria, abbiamo il recupero di Sartore che farà parte del gruppo e probabilmente della partita. Abbiamo invece perso Tanasa per una piccola contrattura: lunedì faremo gli esami strumentali, al 90% si tratta di poca roba ma per domani non sarà a disposizione».

