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MESSINA, ​Il profumo del passato, la forza del presente.

Neanche la penna di Alfred Hitchcock avrebbe saputo sceneggiare un colpo cosi intenso. Nel giro di sette giorni, il Messina è passato dall’esaltazione per la goleada di Palazzolo e la conferma della vetta solitaria, alla doccia gelata di una penalizzazione di 20 punti e ultimo posto in classifica a -3. Una batosta arrivata come un fulmine a ciel sereno proprio alla vigilia della delicata sfida contro il Mazzarrone.

​LA RISPOSTA DELLA CITTA’: IL BATTITO DEL “CELESTE” E L’ORGOGLIO DI UNA PIAZZA CHE NON SI ARRENDE
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C’era grande curiosità nell’ambiente per capire come squadra, spogliatoio e tifoseria avrebbero reagito a quella che in molti definiscono un’ingiustizia. La risposta, arrivata ieri sugli spalti dello stadio Giovanni Celeste, è stata da brividi: oltre 2.000 persone si sono strette attorno ai propri ragazzi, spingendo la squadra dal primo all’ultimo secondo.
​Per un attimo è sembrato davvero di fare un salto indietro nel tempo, riassaporando quell’atmosfera calda, viscerale e travolgente delle storiche cavalcate  tra gli anni ’90 e i primi anni 2000. Tra bandiere al vento, cori assordanti e un incitamento incessante, ieri si è visto qualcosa che va oltre il semplice calcio: un corpo unico. Persino i giornalisti presenti in tribuna, per un istante, hanno messo da parte la penna e la professionalità per indossare i panni del tifoso. Perché il Messina, in quel momento, aveva bisogno dell’abbraccio di tutti.

SUL CAMPO LA FEROCIA DEI PIU’ FORTI E LA FORZA DI UN GRUPPO VERO​                 

E la squadra ha risposto presente. Undici leoni in campo, più quelli della panchina, un blocco unico capace di lottare su ogni pallone con una ferocia eroica e un attaccamento alla maglia onorevole. Un atteggiamento che avrebbe piegato chiunque, valso una vittoria di misura ampiamente meritata dal primo al novantacinquesimo minuto contro il Mazzarrone.
​Ma la grandezza di questo gruppo si vede ogni giorno, lontano dai riflettori. Avendo avuto modo di conoscerli, si nota subito che non sono solo compagni di spogliatoio, ma un collettivo che ha il piacere autentico e viscerale di stare insieme anche dopo il triplice fischio, condividendo la quotidianità con un’armonia rara. Negli occhi di questi ragazzi si legge chiaramente una sola, irrefrenabile ambizione: lottare ogni domenica col coltello fra i denti per coronare quel sogno chiamato Serie D. Un’unione e una determinazione che confermano in pieno le parole del mister a fine gara: «Questi ragazzi restano la squadra più forte del torneo».

​LA CLASSIFICA BUGIARDA, LA GIUSTIZIA E UN DESTINO CHE NON SI PUO’ CANCELLARE
​Oggi la classifica ufficiale piange, costringendo i giallorossi a guardare tutti dal basso verso l’alto e a fare i conti con un macigno pesantissimo. Ma la classifica, quella scritta col sudore sul campo  calpestato ogni domenica con orgoglio, racconta un’altra verità: questa squadra è la padrona indiscussa del torneo. L’auspicio di tutto l’ambiente Messina è che le aule della giustizia sportiva sappiano guardare in faccia la realtà, dimezzando o annullando una sanzione che grida vendetta.
​Ma al di là dei ricorsi, dei cavilli burocratici e delle sentenze che arrivano da lontano, la sensazione profonda è che si sia rotto ogni argine. Questi ragazzi, il presidente e la città hanno stretto un patto d’acciaio che nessuna penalizzazione potrà mai scalfire.
​Tanti anni fa, un ex giocatore che ha fatto la storia di questi colori ripeteva come un mantra che “era tutto scritto“. Oggi, guardando l’amore viscerale di una piazza che non arretra di un millimetro e la fame di un gruppo che non ha alcuna intenzione di fermarsi, viene solo voglia di urlarlo a gran voce: “È tutto scritto”. Il campo ha già emesso il suo verdetto e, alla fine della fiera, il dio del calcio saprà come premiare non solo questi ragazzi, ma un’intera tifoseria e una città offesa che, da troppi anni a questa parte, di mazzate ne ha prese fin troppe.

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