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MESSINA – Cocchino d’Eboli: “Per ricostruire il Messina serve una società stabile. Se chiamano, io sono pronto”

Esperto di calcio e volto noto tra gli addetti ai lavori, Cocchino d’Eboli è uno dei dirigenti che hanno lasciato il segno a Messina. Fu lui, infatti, a guidare l’area tecnica dei giallorossi nell’ ultima stagione di “successo” del 2020/21, quella culminata con la promozione in Lega Pro e targata da mister Novelli, dai vari Aliperta, Foggia, Bollino, Addessi e da un gruppo solido e affidabile. Era l’anno del Covid e dei tifosi sulla collinetta attorno allo stadio.

Un profilo esperto, D’Eboli, capace di muoversi tra scouting, mercato e gestione dello spogliatoio, che ad Aprile di questo triste anno era stato accostato con insistenza al Messina per un possibile ritorno in riva allo Stretto ma solo a quattro turni dal… disastro.. Voci di mercato lo volevano vicino alla nuova proprietà guidata da Davis e Pagniello, in un’ottica di ricostruzione partendo da figure che conoscono ambiente e piazza.

L’ultima esperienza per d’Eboli è stata alla Nocerina, dove ha ricoperto il ruolo di direttore sportivo fino alle dimissioni presentate nel dicembre 2025 per motivi familiari.

Oggi con lui facciamo il punto sul momento del Messina, sul valore della programmazione e su cosa serve per rilanciare una piazza che ha bisogno di identità e continuità.

Messina, piazza troppo grande per rimbalzare tra Serie D ed Eccellenza. Ne è convinto Cocchino d’Eboli, direttore sportivo della promozione giallorossa del 2020/21, che oggi osserva da lontano il momento dei peloritani e non nasconde l’amarezza.

«Alla base di tutto ci deve essere una società stabile, che detta regole chiare e mette le persone giuste nelle condizioni di lavorare, spiega. Si parte dal direttore generale e dal direttore sportivo. Io ho sempre lavorato così, rispettando i ruoli. Senza questo equilibrio è impossibile programmare sul serio».

Un equilibrio che, secondo d’Eboli, oggi manca. «Nel calcio non bastano i soldi: servono equilibrio e programmazione. E da quello che leggo e sento, mi sembra che questo manchi. Messina è una piazza importantissima. Vederla rimbalzare tra Serie D ed Eccellenza è una vergogna. Forse la nuova proprietà, quando è entrata, non conosceva bene certi meccanismi.».

Lui la piazza l’ha conosciuta da dentro e se l’è fatta amica in fretta. «Mi sono fatto volere bene subito, perché hanno capito che volevo solo il bene del Messina. Sono arrivato dopo sei anni di gestione Sciotto e ho portato un investitore come Del Regno . Non è stato facile far andare d’accordo due personalità forti, ma alla fine sono riuscito a farmi ascoltare e i risultati si sono visti».

Ad aprile il suo nome era circolato per un possibile ritorno con la nuova proprietà guidata da Davis e Pagniello. Un contatto che però non ha avuto seguito. «Prima della partita con il Savoia ho avuto uno scambio di messaggi con il direttore Pagniello, ma non sono sceso a Messina. Sapevo che giravano voci, ma non corrispondevano al vero. Poi Pagniello è sparito. Ci dovevamo risentire il giorno dopo, ma non ho più avuto notizie. A Messina ho tanti amici che sanno come lavoro. Forse il nome di Cocchino d’Eboli dà fastidio a qualcuno, è una mia impressione. Nonostante tutto resto legatissimo a questa piazza. Spero che le cose vadano per il meglio, anche se ormai è tardi per programmare. Io avrei iniziato il giorno dopo la retrocessione».

E se il Messina chiamasse oggi? «Ho avuto contatti con due, tre società, ma se il Messina si facesse avanti sarebbe la mia prima scelta. Lì ho lasciato un pezzo di cuore».

Tra i temi su cui insiste c’è quello del settore giovanile, che considera fondamentale per una ripartenza seria. «Nell’anno in cui me ne sono occupato, con collaboratori validi, abbiamo costruito un settore giovanile dignitoso. Non di altissimo livello, ma che non ha mai fatto brutte figure. È un ambito delicato: hai a che fare con i figli degli altri. Purtroppo in alcune realtà la meritocrazia non esiste e giocano i figli di questo e di quello. In un settore giovanile non servono allenatori, servono istruttori. Persone che formano prima l’uomo e poi il calciatore».

L’errore da non ripetere, per lui, è uno solo: l’improvvisazione. «Servono regole interne e figure funzionali. L’anno della promozione siamo partiti in ritardo: FC Messina e Acireale erano già avanti. Per recuperare mi sono affidato a un gruppo che conoscevo bene. Prima uomini veri, poi calciatori. Se sbagli l’uomo, sbagli tutto».

D’Eboli ha lasciato Nocera a dicembre 2025 con la squadra seconda in classifica nel girone H, il più difficile della Serie D. Una scelta sofferta, maturata dopo aver vinto i play-off e aver accettato di tornare poco dopo.. «Ho agito col cuore, non con la testa. Sei mesi dopo ho deciso di lasciare: non c’erano più margini per migliorare. Mi sono dimesso contro la volontà della proprietà».

Il saluto finale è per la gente di Messina, con una porta che resta aperta. «Sto male come i tifosi. Il mio cuore è lì. Io amo questa città, e non a parole. La mia vita, a Messina, era tra “San Filippo” e “Hotel Europa”. Non ho perso un giorno di lavoro: al primo problema ero lì dieci secondi dopo per risolverlo. Non ho risparmiato un minuto per riportare il Messina dove merita.

Ai tifosi dico di non perdere la speranza: questa piazza merita rispetto e un progetto serio.

E alla società lo dico chiaro: “se decidesse di contattarmi, non ci penserei due volte. Senza altri impegni in corso, Cocchino per il Messina  sarà  sempre  pronto”.

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