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L’elmetto e il fioretto: il Messina ingrana la marcia e demolisce anche i cliché

Eppure, qualcosa si muove. Anzi, a dire il vero, si inizia a vedere molto più di un semplice bagliore. Per i critici di professione, ogni indizio raccolto finora aveva sempre una scusa pronta in tasca: i 5 gol allo Scordia? “Eh, ma era lo Scordia”. Le 7 reti rifilate in Coppa al Gioiosa appena quattro giorni dopo? “Sì, ma affrontavano una squadra piena di giovani”.
​Poi arriva la quinta giornata di campionato. Trasferta a Vittoria, su un terreno di gioco ai limiti del praticabile, dove anche solo correre diventava un’impresa, figuriamoci sviluppare la manovra fluida e palla a terra che appartiene alle corde di questa rosa, infarcita di qualità e tasso tecnico elevato.
​È qui che la squadra ha fatto il vero salto di qualità, trasformando i dubbi in certezza.

MENTE DA GRANDE, CARATTERE DA BATTAGLIA
​Come predica da tempo il mister, ci sono gare in cui la classe non basta: bisogna indossare l’elmetto e scendere in trincea. Il Messina visto ieri a Vittoria ha offerto una prova d’orchestra impeccabile sotto ogni punto di vista:

IDENTITA’ E APPROCCIO: Massima espressione del credo tattico dell’allenatore. Squadra corta, distanze perfette tra i reparti e una feroce cattiveria agonistica su ogni secondo pallone.
​QUALITA’ ADATTIVA: Capace di sporcarsi le mani senza snaturare la propria matrice tecnica, dominando il ritmo del gioco nonostante il campo ostico.
SOLIDITA’ E CINISCMO: Un risultato finale che, per chi ama le statistiche e per i perfezionisti che vorrebbero vincere sempre 5-0, sta persino stretto alla mole di gioco e alle occasioni nitide create.

 

LA FIRMA DI TORRISI: AMALGAMA FLASH, LEADERSHIP E PASSIONE SOTTO LA CURVA
​Nelle interviste post-gara mister Alfio Torrisi preferisce sempre fare un passo indietro, elogiando a gran voce i ragazzi e attribuendo interamente a loro i meriti di questi risultati. Un gesto di grande umiltà e intelligenza gestionale, certo, ma chi mastica e capisce di calcio sa bene quanto la figura dell’allenatore sia fondamentale in un ingranaggio del genere.
​Riuscire a plasmare e dare un’identità tattica e caratteriale così ben definita a un gruppo composto da 26 calciatori completamente nuovi in così poco tempo è un lavoro straordinario. Il merito più grande del mister non sta solo nella preparazione maniacale delle partite, ma nell’essere riuscito a trasmettere un’ossessione positiva per la vittoria e una fame feroce a un collettivo assemblato da zero. Quando vedi un gruppo di talento lottare su ogni pallone come se fosse l’ultimo, c’è sempre la mano del condottiero.
​A questo si aggiunge un atteggiamento umano che sta conquistando la piazza. Fa quasi un certo effetto vedere Torrisi vivere le partite a 200 all’ora: incitare continuamente i suoi, urlare indicazioni senza sosta e, a fine gara, andare a festeggiare a braccia alzate sotto la curva insieme a squadra e tifosi. Un’iniezione di adrenalina, empatia e senso di appartenenza a cui questo ambiente non era decisamente abituato dopo stagioni piatte e climi “da funerale”.

SULLA STRADA GIUSTA
​Siamo appena alla quinta giornata, ma i meccanismi di quella che si preannuncia come una macchina quasi perfetta iniziano già a girare a memoria.
​L’aspetto paradossale di questa cavalcata? È la tipica condanna delle grandi squadre: se alla fine si dovesse cogliere il bersaglio grosso e vincere il campionato — come tutti sperano e presuppongono —, per gli scontenti di turno sarà stato “solo il minimo sindacale”.
​Ma chi conosce le insidie di questo torneo sa quanto sia difficile imporsi su campi del genere, e sa bene che prestazioni come quella di ieri sono il vero manifesto di un campionato da protagonisti. Il cammino è ancora lungo, ma le fondamenta posate sono di cemento armato.

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