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COACH CLAUDIO CAVALIERI: “Il basket a modo mio”

Claudio Cavalieri responsabile del settore giovanile dell’Or. Sa Barcellona ci regala la sua mensile interpretazione del basket di oggi e di domani.

“IL BASKET HA BISOGNO DI PROGETTI, NON SOLTANTO DI RISULTATI”.
Ho vissuto il basket professionistico e conosco bene la pressione che accompagna questo sport. Anche in passato bastavano due o tre sconfitte per creare nervosismo, dubbi e tensioni. Eppure, anche nei momenti più difficili, esisteva spesso la volontà di portare avanti un progetto, di dare tempo al lavoro e di costruire qualcosa che andasse oltre il risultato della domenica.
Oggi sembra che tutto debba accadere immediatamente. Si investono risorse importanti, si costruiscono roster ambiziosi, ma vincere non è mai una conseguenza automatica dei soldi spesi. E quando i risultati non arrivano, troppo spesso si cerca una soluzione rapida: cambiare allenatore, modificare il gruppo, ripartire da zero. Nel frattempo, aumenta la pressione sugli staff tecnici e sui giocatori, ai quali si chiedono sacrifici sempre maggiori, mentre in molti contesti le condizioni economiche e professionali non sembrano più quelle di un tempo. E sono sempre più numerosi gli atleti che faticano a trovare una collocazione.
Forse è arrivato il momento di fermarsi e riflettere sull’intero sistema. Si parla di nuovi modelli organizzativi, di campionati più strutturati e persino di franchigie. Ma prima di immaginare grandi cambiamenti, credo sia necessario interrogarsi sulle fondamenta del nostro movimento.
L’NBA può contare su un sistema universitario e formativo che contribuisce alla crescita e alla valorizzazione di tanti talenti. In Italia, e soprattutto nel Mezzogiorno, il percorso è più complesso. Il talento esiste, le capacità esistono, la passione non manca. Eppure, molti ragazzi sono costretti a cercare altrove le opportunità necessarie per crescere. In Sicilia questo fenomeno rappresenta una sfida importante: non basta individuare il talento, bisogna creare le condizioni perché possa svilupparsi e trovare prospettive concrete anche nel proprio territorio.
Voglio riconoscere il lavoro di chi, anche a livello federale regionale, si impegna per far crescere il movimento, spesso affrontando difficoltà strutturali, economiche e organizzative. Ricostruire non è semplice, soprattutto quando le risorse sono limitate e le aspettative sono alte. Ma è proprio da qui che bisogna ripartire.
Una società sportiva non può essere valutata soltanto dai campionati che dichiara di voler vincere, ma anche dalla solidità della propria organizzazione, dalla serietà della gestione, dall’attenzione alle persone e dalla capacità di mantenere gli impegni assunti. Le ambizioni sono fondamentali, ma devono essere accompagnate da una struttura adeguata, da una programmazione realistica e dal rispetto di chi ogni giorno lavora e si sacrifica.
Non si può chiedere a un atleta di dare il 130% se prima non gli si mette a disposizione un ambiente organizzato, affidabile e capace di sostenerlo. Il sacrificio deve essere reciproco: agli atleti si chiedono impegno, disciplina e responsabilità, ma alle società spetta il dovere di costruire le condizioni necessarie perché tutto questo possa esprimersi.
Lo stesso principio vale per i settori giovanili. Pretendere risultati immediati da ragazzi che stanno ancora costruendo il proprio percorso significa rischiare di perdere di vista l’obiettivo più importante: formare giocatori, persone e atleti capaci di affrontare il futuro. La crescita richiede tempo, competenza, pazienza e continuità. Non tutto ciò che si costruisce bene produce risultati subito, ma ciò che viene costruito senza fondamenta rischia di non durare.
Strutture solide creano progetti solidi. Progetti solidi creano giocatori solidi. E giocatori solidi contribuiscono a costruire un movimento più forte.
Naturalmente, non tutte le società possono sostenere qualsiasi livello di attività. Ed è proprio qui che serve umiltà: conoscere le proprie possibilità, stabilire obiettivi coerenti con le risorse disponibili e avere il coraggio di costruire un percorso sostenibile, senza inseguire a ogni costo traguardi che rischiano di mettere in difficoltà l’intera organizzazione.
Oggi penso a tante società che provano a crescere, a quelle che competono già ad alto livello e a quegli allenatori che vivono ogni partita con il peso di un risultato da raggiungere immediatamente. Penso soprattutto ai giovani, che hanno bisogno di adulti capaci di trasmettere una visione, non soltanto di pretendere una vittoria.
Forse il basket ha bisogno proprio di questo: una nuova stagione di consapevolezza, nella quale si torni a parlare di programmazione, formazione, sostenibilità, rispetto e lungimiranza. Anche le idee più ambiziose, per diventare realtà, hanno bisogno di tempo e basi credibili.
Perché crescere non significa soltanto arrivare prima degli altri. Significa costruire qualcosa che possa continuare a esistere, migliorare e dare opportunità anche a chi verrà dopo di noi.
Il basket è uno sport meraviglioso. Merita dirigenti consapevoli, allenatori rispettati, atleti tutelati e società capaci di trasformare le ambizioni in progetti concreti.
Servono pazienza, competenza, coraggio e tanta umiltà: l’umiltà di riconoscere ciò che possiamo fare oggi, senza smettere di lavorare per ciò che potremo diventare domani.
“Meno fretta di vincere a ogni costo. Più voglia di costruire per vincere davvero”.

Claudio Cavalieri 

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