Site icon SportMe NEWS

Alberto L’Episcopo si racconta: Programmazione e visione societaria: “la mia ricetta è la dedizione al campo . Messina? Nessuna trattativa”. Il punto sul Gioiosa e l’orizzonte della Sicilia F.A

 

Esclusiva Pascaldesiato.com

Dirigente sportivo e giornalista, Alberto L’Episcopo rappresenta una delle figure più dinamiche e poliedriche del panorama calcistico. Originario di Catania e direttore sportivo ufficialmente abilitato dal Settore Tecnico della FIGC, L’Episcopo ha costruito negli anni un percorso professionale solido, mettendosi in luce per competenze gestionali, visione strategica e una spiccata riservatezza: un profilo che ama lavorare lontano dai clamori e lontano dal folklore, preferendo far parlare i fatti e la totale dedizione al campo.

Nel suo curriculum figurano esperienze di rilievo in club come il ChievoVerona, l’Igea Virtus e la Messana — dove ha ricoperto proprio il ruolo di Direttore Sportivo —, fino all’attuale incarico come consulente dell’area tecnica per il Gioiosa.

Il punto più alto della sua intuizione dirigenziale resta però la nascita della Sicilia F.A.: un progetto ambizioso di cui è co-fondatore e Direttore Sportivo, nato per valorizzare l’identità e i talenti dell’isola sulla scia di grandi realtà internazionali come la Selezione Catalana e i Paesi Baschi.

​Partendo dall’etica professionale e dall’esperienza maturata sul campo, L’Episcopo delinea con chiarezza la propria visione del calcio dilettantistico e delle sue dinamiche ambientali.
​«Non ho formule magiche da vendere, l’unica ricetta che ho imparato è l’abnegazione al lavoro, soprattutto quello lontano dai riflettori, e la formazione costante. Soprattutto in un ambiente come quello dei campionati dilettantistici, alle nostre latitudini, impregnato di autoreferenzialità e mitomania, penso sia questa ricetta a poter marcare una reale differenza

​Tra i tanti rumor circolati negli ultimi tempi, il suo nome è stato spesso accostato alla sponda giallorossa della città dello Stretto. L’Episcopo fa chiarezza sul suo reale legame con l’ambiente del Messina e sui retroscena legati alla scelta della guida tecnica.
​«Con la società del Messina, dirigenti e collaboratori a vario titolo ho costanti contatti in quanto molti sono colleghi e amici con cui ci si confronta anche spesso. Con la proprietà ci sono stati degli incontri in diverse circostanze di vario genere ma mai dei colloqui che riguardassero un mio possibile coinvolgimento diretto nell’area tecnica. Non so se il mio nome sia stato tra le opzioni sul loro taccuino o meno, ma credo che il direttore Pellegrino sia stata la migliore scelta possibile per gli obiettivi stagionali e per un progetto a medio-lungo termine.»

​Focus poi sulle strategie di mercato del Gioiosa, dove il lavoro si è concentrato sulla conferma dell’ossatura dello scorso anno e sull’inserimento di innesti mirati tra esperienza e linea verde.
​«Il Gioiosa è tra le squadre che la scorsa stagione hanno giocato il miglior calcio dell’intero panorama di Eccellenza e Serie D in Sicilia, con un tecnico preparatissimo ed una società molto attenta alla valorizzazione dei giovani talenti locali. In vista dell’imminente campionato, il più competitivo che si ricordi, l’obiettivo della sessione di mercato è stato partire dai punti fermi di cui sopra, con le conferme di Gorobsov, Parafioriti, Pino, El Ghailani, Di Gaetano, ed aggiungere alla rosa esperienza e solidità difensiva, con l’ingaggio di interpreti di reparto importanti di categoria e di categoria superiore. Avevamo operato un innesto di livello anche nel reparto offensivo, ma dinamiche che poco avrebbero a che fare con lo sport ce ne hanno privato alla vigilia della prima partita ufficiale; abbiamo individuato un’altra punta centrale che arriverà a breve, e nel frattempo abbiamo riportato a casa Muschio, che aveva iniziato la preparazione in altra regione. Nel frattempo abbiamo ingaggiato under di alto livello, funzionali sia alla prima squadra che alle ambizioni di fasi nazionali della juniores.»

​Lo sguardo si allarga poi all’imminente torneo: dalle favorite per il vertice fino alle insidie di un raggruppamento estremamente competitivo, L’Episcopo traccia il quadro delle contendenti e traccia la strada per il percorso del Gioiosa.
​«Messina ed Acireale partono un gradino sopra tutte, la differenza la farà la capacità di gestione nei momenti più difficili, la resistenza alla frustrazione di una partita che non si sblocca contro squadre di livello tecnico inferiore, la gestione della settimana seguente ad una non vittoria. Immediatamente sotto Niscemi e Melilli, che a differenza delle prime hanno costruito squadre con calciatori “di categoria”, più abituate a certi tipi di campi, ma sullo stesso piano metto anche il Mazzarrone, che ha integrato ad un gruppo già forte il blocco ex Atletico Catania. Ottime squadre hanno costruito anche Vittoria, Giarre e Nebros. Il campionato sarà difficile anche nella parte destra della classifica, con le neopromosse che non avranno la minima intenzione di recitare ruoli da comprimarie, rappresentando città e territori importanti, e altre compagini ben costruite e ben allenate come ad esempio la Messana. Il Gioiosa si pone l’obiettivo di arrivare al risultato attraverso il gioco, consapevole di non avere budget faraonici come la maggior parte delle competitor, puntando sul mix di esperienza, talento e linea verde costruito con Mister Silvestri. E con la consapevolezza che ogni punto sarà preziosissimo, lo sforzo dovrà essere di mantenere la soglia dell’attenzione sempre altissima per non avere nessun rimpianto o rimorso a fine campionato.»

​Infine, il punto sul bilancio e sugli sviluppi internazionali della Sicilia F.A., arrivata al suo quinto anno di vita e pronta a fare il salto definitivo anche sul piano istituzionale.
​«La Nazionale Siciliana ha raggiunto traguardi impensabili appena 5 anni fa, attestandosi come una delle più autorevoli Nazionali extra FIFA, acquisendo reputazione per dialogare con federazioni FIFA anche di alto ranking. C’è una trattativa per l’invito della Sicilia come unica nazionale ospite in un importante trofeo con 8 nazionali partecipanti in Africa, oltre alla possibilità di una nuova edizione della Sikelia Cup in Sicilia invitando una nazionale, questa volta UEFA. Ora la palla passa alle istituzioni regionali, che ad onor del vero negli ultimi anni si sono rese progressivamente più partecipi, tramite il coinvolgimento di diversi assessorati. Ora però per dare una reale solidità alla progettualità, visto che a tutti gli effetti rappresentiamo la Sicilia calcistica nel mondo, è arrivato il momento che la struttura e la squadra diventino una emanazione strutturale della Regione Siciliana. Con tutte le virtuose ricadute in termini di prestigio, di relazioni internazionali, per il comparto turistico e per quello produttivo di cui la Sicilia potrebbe beneficiare

 

Exit mobile version