Nella clinica Poliambulanza di Brescia Evaristo Beccalossi è morto nella notte a 69 anni.
Evaristo Beccalossi è stato una delle bandiere dell’Inter (con cui ha giocato dal 1978 al 1984, vincendo uno scudetto e una coppa Italia). Trequartista mancino, idolo dei tifosi nerazzurri, avrebbe compiuto 70 anni fra pochi giorni. Il ricordo dell’Inter: “Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”.
Galliani: “Nostro legame risale a quando giocava nel mio Monza”
“La scomparsa di Evaristo Beccalossi mi addolora profondamente. Indimenticato fuoriclasse nerazzurro, con lui perdo un amico. Il nostro legame risale alla stagione 1985-86 quando giocava nel mio Monza e il suo sinistro fatato e il suo estro purissimo incantavano i brianzoli. Caratteristiche che hanno reso Evaristo protagonista della storia del calcio italiano. Era un talento unico, capace di accendere la fantasia dei tifosi con una sola giocata. Alla sua famiglia rivolgo le mie più sentite condoglianze, nel ricordo di un uomo di sport che ha dato tanto al nostro calcio e alle mie città”. Lo dichiara Adriano Gallian
LA SUA INTER
Evaristo Beccalossi è stato una delle bandiere dell’Inter (con cui ha giocato dal 1978 al 1984, vincendo uno scudetto e una coppa Italia). Trequartista mancino, idolo dei tifosi nerazzurri, avrebbe compiuto 70 anni fra pochi giorni. Il ricordo dell’Inter: “Evaristo era sempre uno di noi. Ineffabile, come i suoi dribbling, unico, come il suo modo di trattare il pallone”.
“Non giocava col pallone, era il pallone che giocava con lui”
Nel messaggio di cordoglio dell’Inter viene citata una celebre frase che l’avvocato Peppino Prisco dedicò a Beccalossi: “Lui non giocava con il pallone, era il pallone che giocava con lui. Lui non lo calciava, l’accarezzava riempiendolo di coccole”.
I Funerali si svolgeranno venerdì 8 maggio, alle ore 13:45, nella Chiesa Conversione di San Paolo, a Brescia.
Gli ultimi anni— Il Becca, che avrebbe compiuto 70 anni tra pochi giorni, è morto nella notte tra martedì e mercoledì nella clinica Poliambulanza della sua Brescia: da un anno le sue condizioni di salute erano critiche, dopo il malore accusato a gennaio 2025. Un’emorragia cerebrale a cui seguirono 47 giorni di coma: poi, il risveglio e la lunga riabilitazione nella sua città natale, protetto dai familiari e dagli amici di sempre. E anche da qualche compagno, come Spillo Altobelli, che non lo ha lasciato solo nemmeno nel momento più difficile. Negli ultimi anni aveva lavorato come opinionista televisivo (celebri i suoi spot con lo slogan “Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto”), ma era rimasto anche nel calcio, ricoprendo il ruolo di capo Delegazione delle giovanili della Federcalcio.
Foto Skysport.it
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