EDITORIALE: Messina… quando la semplicità aggiusta gli errori

Fotografando il percorso del girone d’andata del Messina di Pietro Sciotto anno V° balzano agli occhi considerazioni contrastanti e bilanci ora illeggibili ora semplici
Resta per molti illeggibile lo smembramento totale di una squadra e di una dirigenza vincente lo scorso anno e asfaltata dopo la promozione. La scelta potrebbe essere stata una genialata se il risultato della promozione dai dilettanti ai professionisti fosse servita a iniziare un percorso di crescita calcistica per Messina. Chi vince in questi casi tiene un blocco efficiente e attorno vi costruisce un progetto nuovo e di buone prospettive. Un mix fra sicuri ex dilettanti e nuovi buoni professionisti. Oltre questa non ci sono altre scelte, tante squadre lo dimostrano. Altra cosa è confermare alla cieca il blocco precedente. Una categoria superiore crea sempre differenze tecniche e qualitative. Sul fronte dirigenziale poi nessuno credo possa mettere becco (forse), le società sono costituite per decidere a seconda della consistenza finanziaria e di intesa fra i soci e in questi meccanismi non è il caso di entrare. Chi investe ha il diritto di scegliere i suoi compagni di viaggio. Nel caso di Sciotto V° si è invece voluto impastare tutto. Annullare i successi, depennare tutto l’anno precedente e ripartire da zero come si fa con le retrocessioni non con le promozioni. Un management nuovo, contestato ma professionalmente competente ha dovuto inventarsi un nuovo progetto-squadra. E qui la scelta diventa titanica. Azzeccare una rosa di 25 persone nuove e di affidabilità qualitativa è roba da Paperon de Paperoni. Se devi allestire il concerto di Vasco con gli strumenti dei “Cugini di campagna” vai incontro ad uno storico FLOP.
E sembra sia accaduto questo. Cominci con un condottiero “bandiera biancoscudata” Sullo, puntando sulle discrete esperienze già affrontate da tecnico ( i risultati non li determina lui al 100%) ma che deve mettere su un concerto quantomeno gradevole. Prime delusioni e primo ricambio. Occorre un Mourinho della categoria. Parlatore, furbastro, vissuto, (Capuano). Peccato che la letteratura calcistica “Capuanesca” si fermi nelle parole e sfoci in una triste confusione sul campo e nei rapporti con la squadra. Schiaffoni dolorosi su molti campi per squadra e tecnico e nuovo capitolo dello Sciotto V°.
Ricominciamo da tre. E ricominciamo dalle pareti domestiche del settore giovanile. Proviamo con la semplicità e l’umanità di chi lavora sul campo coi ragazzi, quasi da padre. Raciti Ezio da Catania potrebbe fare al caso nostro, pensa Sciotto (o chi per lui). Qui la storia, inizialmente complicata e apparentemente senza sbocchi, ma con tanti fischi, pare indirizzata verso una lettura più gradevole e meno ansiosa. Raciti Ezio da Catania mette in gioco quello che sa fare meglio. Rapporto paterno con vecchi e giovani, semplicità di argomenti e di gioco, umiltà, modestia di proclami.
Così accade che il suo calcio porta ossigeno al malato e la cura della semplicità comincia con buoni effetti.
Resta solo il difficile momento della decisione per il futuro.
Anche su questo argomento mettere becco non è opportuno.
La palla ripassa a Sciotto V°

@cicciomanzo