Basket Nba. LeBron James e il più grande fallimento della sua carriera


Sì, peggio ancora delle Finals clamorosamente perse nel 2011 con gli Heat contro Dallas, punto di riferimento finora per un fiasco con la faccia di LeBron appiccicata sopra. Perché quel disastro, personale prima che di squadra, era comunque arrivato all’ultimo atto della stagione, giocandosi quello per cui James si era presentato a Miami: l’anello. Questo fallimento è diverso. Perché per i Lakers i playoff erano l’obiettivo minimo, ed è diventato fuori portata già da qualche settimana. Perché non è in discussione solo un risultato, ma l’intero impianto che fino a questa stagione rendeva LeBron il più forte in circolazione: il suo essere fisicamente indistruttibile, il suo essere leader, il suo talento fuori dal comune che gli consente imprese da aspirante più forte di sempre come portare praticamente da solo una squadra alle Finals.

Coi Lakers, la versione dominante di LeBron si è vista fino a Natale. Quando i gialloviola, dopo aver battuto i Warriors a casa loro, erano quarti nella Western Conference e sembravano in rampa di lancio. L’infortunio di James, il più lungo della sua carriera, ha cambiato tutto. Non solo perché senza di lui i Lakers hanno perso 12 partite su 18, ma perché LeBron ha capito di non essere l’uomo d’acciaio ma un 34enne alla 16ª stagione in Nba che sta iniziando l’inevitabile fase calante della sua carriera. I Lakers e James credevano di avere tempo per costruire qualcosa di speciale insieme: con quel guaio all’inguine sinistro, hanno scoperto che era molto meno di quanto pensassero. E hanno fatto all-in per Anthony Davis, non a caso rappresentato dallo stesso agente di James.

Davide Chinellato GdS